266. IN CAMMINO – catechisti

Ieri sera ho incontrato una rappresentanza dei catechisti per esprimere il mio personale ringraziamento alla fine di questo anno tanto complicato.

Tutto sommato – anche loro sono state concordi – non ci possiamo lamentare perché le lezioni sono state tenute regolarmente e chi voleva venire… è venuto.

Anche i risultati – mi riferisco alla preparazione – sono stati buoni come possono testimoniare i genitori che hanno presenziato agli incontri pre-Confessione e Comunione.

Ovviamente non avessi avuto la collaborazione delle catechiste e delle suore tutto questo non sarebbe stato possibile! Questo il motivo del doveroso ringraziamento.

Mi accorgo ora che ho scritto al femminile. In realtà ci sono anche tre catechisti maschi che svolgono un servizio davvero prezioso con competenza e con tanto amore nei confronti dei piccoli e degli adolescenti.

A proposito di adolescenti abbiamo perduto un po’ di contatti. Il motivo principale è stata la “chiusura” sanitaria. Gli incontri per gli adolescenti e i giovani si svolgono intorno a una pizza ma non era proprio il caso di tentare avventure.

C’è da dire che, a gruppi, sono stati regolarmente contattati e in molti, pur con numerose assenze, si sono fatti vivi con saluti e ringraziamenti. Vedremo nel prosieguo se riusciremo a ricominciare in qualche modo.

Intanto ricomincia il catechismo al mare e speriamo che possa andar bene anche quest’anno. Alcuni bimbi sono già iscritti. mancano al momento alcuni adolescenti del gruppo di Cresima che contatteremo appena terminati gli esami.

265. IN CAMMINO – San Ranieri

San Ranieri è Patrono della Diocesi di Pisa e compatrono, insieme con Sant’Ermete, della nostra parrocchia. Oggi, 17 Giugno, viene celebrata la festa liturgica in Duomo alla presenza delle Autorità cittadine e dei Vescovi di origine pisana attualmente in servizio. Visto che sarò presente mi propongo di scattare qualche foto per farvi almeno “respirare” l’aria della festa…

La storia di san Ranieri la conoscete: era un commerciante pisano che lavorava con i principali mercati del Mediterraneo quindi anche con la Terra Santa. Dopo una vita gaudente si trasferì proprio ad Haifa: la scusa fu quella di curare meglio gli affari in quella regione orientale ma in realtà il vero proposito era quello di visitare i luoghi santi della vita di Gesù e iniziare un cammino di vita cristiana.

E infatti i commerci andarono fin dall’inizio di male in peggio perché Ranieri era sempre in giro… quando a Gerusalemme, quando a Betlemme ecc. I suoi familiari lo misero alle strette finché lui non si decise a mollare tutto a favore della sorella.

Da quel momento tutta la sua giornata venne dedicata al Signore: una giornata fatta di preghiera e di penitenza in sconto dei tanti peccati della giovinezza. In breve la sua storia di convertito venne alla luce tanto che i “pisani” lo convinsero a rientrare a Pisa dato che la città attraversava un periodo di vuoto “morale”.

Il rientro andò bene ma i suoi inviti alla conversione rimasero lettera morta costringendolo quindi a una vita molto ritirata fino all’ultimo giorno della sua vita quando, a furor di popolo, venne proclamato Santo e Patrono della città. Le sue spoglie mortali riposano in Duomo.

Intento leggete questo….

Bene, sono tornato. È stato tutto molto bello. Sono riuscito, approfittando della mia condizione di “canonico” del Duomo ad avvicinarmi fino alla teca che racchiude le spoglie e ho fotografato sia il calco in argento che la “pilurica”, il saio di peli di cammello che era solito indossare per fare penitenza.

La Messa è stata presieduta da nostro concittadino don Riccardo, Arcivescovo di Arezzo che, come al solito, ha tenuto un bellissimo discorso.

264. IN CAMMINO – Hilarem datorem

Hilarem datorem diligit Deus!

Questa mattina, a Messa, ho riletto questa frase che, a suo tempo, posi a ricordo della mia consacrazione sacerdotale. In tutti questi anni l’ho letta e riletta ma ogni volta mi procura emozioni nuone.

È una frase di san Paolo presente nella seconda Lettera ai Corinzi: l’autore fa presente ai suoi lettori che chi dona qualcosa al Signore – che si tratti di soldi e della stessa propria vita – lo deve fare con gioia.

Certamente si tratta di impegni molto diversi perché offrire una somma in beneficenza non è poi così difficile… si può fare anche a cuor leggero (come potrebbe far capire il termine “hilarem” che, alla lettera, significa ” allegro “) visto che si tratta di un dono “una tantum”.

Quando invece si tratta di impegnare una vita intera, per di più rinunciando a farsi una famiglia, a una professione ben remunerata ecc., il discorso cambia. Implica infatti un impegno che dura ogni giorno e per sempre. E dunque non si può prendere a cuor leggero o peggio ancora “con allegria”. La natura infatti, prima o poi presenta il conto!

Nel mio caso, anche se – lo confesso – allora non ero stato troppo attento al contesto (san Paolo scrive infatti di donazioni di denaro), ho fatto una scelta ragionata e “gioiosa” pur sapendo che avrei avuto senz’altro momenti difficili, di sconforto e altro: in altre parole mi sono abbandonato a Dio chiedendogli di farmi incontrare persone buone.

E penso d’aver fatto bene perché non mi sono mancate, nemmeno qui a Forte dei Marmi, consolazioni materiali e spirituali e tanto, tanto affetto da chi ho provato a servire.

Mi sembra proprio che il Signore, di volta in volta, mi abbia fatto fare esperienze o conoscere persone utili a superare sconforto e senso di solitudine.

Mi sento in dovere quindi di ringraziare il Signore e di continuare a svolgere il mio servizio con impegno pur nella fragilità della mia umanità.

Lunedì 28 tornerò sull’argomento. Intanto ditemi una preghiera e datemi un forte abbraccio (via mail perché l’epidemia è ancora in agguato).