160. IN CAMMINO – Mons vs Don

Un’ultima nota “giocosa” in questo inizio d’anno che mi vede protagonista per il 70° d’età e il 25° di parrocchia.

Il parroco di Sant’Ermete, cioè il sottoscritto, è “monsignore” o semplice “don”?

A giudicare dai “finimenti” (come li definisce l’amico Roberto) indossati nell’occasione del corteo storico/religioso di mezza estate – mozzetta color mattone e cappuccetto, rocchetto a trina con sottofondo rosso, stola bianca e un paio di medaglie appuntate sopra – dovrei essere “monsignore” e invece si tratta di un abuso: è un innocente cedimento ai miei collaboratori che smaniano per vedermi così agghindato.

In realtà sono un semplice “don”…

E vi anticipo che non diventerò mai monsignore visti certi “paletti” fissati ultimamente da Papa Francesco.

Per di più, nella moda ecclesiastica corrente, si stanno imponendo usanze nuove che “smontano”, letteralmente, quelle della tradizione antica.

Se, un tempo, il Vescovo era chiamato “Eccellenza” oggi viene chiamato a nome, talvolta addirittura con il diminutivo…

Se il Cardinale giungeva sul sagrato della cattedrale in auto con tanto di autista, oggi lo si vede arrancare in bicicletta, con indosso con un giubbetto da operaio metalmeccanico.

Pare sia (almeno così asseriscono) una conquista dell’ultimo Concilio ma non ne ho piena contezza.

Però, in certe occasioni e in certi luoghi, conta ancora molto l’essere “monsignore” e non solo per i privilegi d’abbigliamento di cui sopra.

Quando sono stato ricevuto in Santa Marta per la celebrazione con il Papa,    i miei compagni d’ordinazione, tutti monsignori (designati in tempi più favorevoli alle nomine), sono stati accolti dai gendarmi pontifici senza tanti problemi.

A me invece, essendo un semplice “don”, hanno chiesto i documenti personali di identificazione, il celebret (l’autorizzazione alla celebrazione, rilasciata dalla Curia, che sfortunatamente non avevo) e la carta d’invito.

Insomma, come si suol dire, sono rimasto al palo sotto gli occhi divertiti dei miei confratelli…

Ovviamente dopo la Messa mi sono subito vendicato.

Mentre i “monsignori” erano fermi alla piazzola del pullman, attorniati da un nugolo di questuanti, sono passato strombazzando davanti a loro con il BMW 3500 e l’autista di famiglia, salutandoli con deferenza, incurante dei loro epiteti ingiuriosi…

Chiudo augurandomi che continuerete a volermi bene anche se non sono e non sarò mai monsignore…

 

159. IN CAMMINO – 25° di Parrocchia

Settant’anni di vita e venticinque di parrocchia!

Ieri ho scritto qualcosa a proposito degli anni di vita (l’articolo è stato assai apprezzato…); oggi invece scrivo qualcosa sugli anni di parrocchia.

Venendo al Forte il primo problema che incontrai, curiosamente a dirsi, fu quello del titolo canonico: “Priore” o “Proposto”?

E, ancora, “Monsignore” o semplice “Don”?

Mi resi conto che la questione, anche se a me personalmente interessava assai poco, era molto sentita dai parrocchiani e in modo particolare dal carissimo amico e collaboratore Renzo Ciucci.

Mi misi dunque a dare un’occhiata ai documenti (in modo assai riservato) e scoprii che il titolo era “Priore”: la parrocchia era stata elevata da “Curazìa” a “Priorìa” nel 1974 dall’Arcivescovo Matteucci e, di conseguenza, il titolare da “Curato” era diventato automaticamente “Priore”.

Ma allora, mi chiesi, perché dai documenti parrocchiali risultava invece “Propositura” (sebbene non “Insigne” come, ad esempio, Pietrasanta) e non Prioria?

Mi venne detto (fonte anonima) che l’Arcivescovo Plotti aveva autorizzato la dicitura ma dai documenti di Curia non risultava proprio niente.

Ma ecco che, fatte un po’ di indagini, scoprii l’arcano.

Forte dei Marmi, com’è noto, è una enclave della Diocesi di Pisa posta in territorio “lucchese”. Ora in Diocesi di Lucca le Parrocchie, sedi Comunali, sono tutte Propositure. Per cui essendo la parrocchia di Forte dei Marmi sede del Comune omonimo venne – autonomamente – designata pure “Propositura”! Autonomamente vuol dire, in parole povere, che il titolo se lo inventarono i parrocchiani!

Quindi il sottoscritto, stando al Codice di Diritto Canonico dovrebbe essere chiamato “Priore”; stando invece alla scelta (illecita) popolare: “Proposto”!

Il già citato Renzo, al conoscere la storia, ci rimase male e pertanto decisi di abbuiare la scoperta e di mantenermi il titolo di PROPOSTO.

Siete quindi autorizzati a usare questo titolo. Meglio però se lo usate poco e sottovoce… Anzi, meglio ancora, se non lo usate per niente.

DOMANI, festa dell’Epifania, PUBBLICO IL FILMATO.

GIOVEDÌ vi spiego la faccenda del Monsignorato… mancato (al momento).