107. IN CAMMINO – Michele Pardini
La nostra chiesa si è arricchita di altre due opere d’arte. Oggi presento la prima e domani, aDp, la seconda.
Dunque la prima opera realizzata, dal maestro ornatista Michele Pardini, rappresenta la natività di Gesù Cristo ed è, nel suo genere un vero capolavoro. L’ho collocata nella cappella di sinistra, dove c’è la statua del Sacro Cuore proprio davanti al dipinto della Divina Misericordia.

Michele purtroppo è morto giusto un anno fa ma la sua opera continua a parlare di lui grazie al dono che la sua famiglia ha voluto fare alla chiesa.
L’ornatista, in questo caso ornatista in marmo, è uno scultore che più che lavorare con martello e scalpello lavora di bulino incidendo con lo strumento il marmo che poi andrà a ornare una pala di altare o simile.
È dunque un lavoro di precisione sopraffina che non ammette errori o incertezze nell’esecuzione. Michele ci aveva lavorato un bel po’ ed era felice della sua opera per la ricchezza dei personaggi e l’espressione degli stessi.
Spiegare oltre, a voce, è un po’ difficile. Spero oggi stesso di avere un po’ di tempo per riprenderlo con la telecamera e farvelo conoscere meglio.
106. IN CAMMINO – ho un cerchio alla testa
Ieri, Domenica, le cose non sono andate male: molti fedeli, nonostante il tempo inclemente sono venuti in chiesa, fra questi anche un po’ di bambini, qualche adolescente e 5/6 giovani.
Pochi, è vero; però di questi tempi non ci possiamo lamentare.
Anche le varie celebrazioni si sono svolte con la consueta attenzione e devozione. Vi dirò che non mancato nemmeno qualche momento di intensa commozione quando ho citato, all’omelia, brevissima, i due campioni di santità che la giornata presentava: il vecchio papa Giovanni XXIII e il giovane Carlo Acutis.
Entrambi – mi ricollego al passo di vangelo della liturgia del giorno – hanno svolto con generosità il compito loro assegnato dal Signore. Sono stati “servi” attenti e premurosi nel provare a raccogliere e presentare alla “festa di nozze del Re” i fratelli e le sorelle che hanno incontrato nel corso della vita.
Adesso tocca a noi. Viviamo in un tempo strano: i nostri interlocutori, giovani e adulti, sono per lo più lontani dalla fede e quindi dalla pratica religiosa. Soprattutto i giovani fanno di tutto per sfuggirci e la tentazione di mollare – il discorso vale anche per noi sacerdoti – è drammaticamente presente.
Non ci lasciamo prendere da paura e non accampiamo scuse banali tipo: sono ormai anziano, i giovani sono tutti uguali ecc.
A proposito di scuse ieri una nonna mi ha fatto sorridere: mi ha spiegato che il nipote dal Lunedì al Venerdì (giorni di scuola…) avverte al mattino un “cerchio alla testa” che però al Sabato e alla Domenica improvvisamente scompare. Curioso, vero?