Corona virus 49

Non so se eravate già al corrente di queste dinamiche interne alla Chiesa. Probabilmente per molti fra voi “Sinodalità”, “Discernimento”, “Ideale cristiano”, “Pastorale” sono state novità. Può darsi anche che l’argomento non vi abbia interessato più di tanto. Eppure io penso che ci sia almeno da ragionare sulla cosa perché queste “dinamiche” valgono anche per la società civile e in particolare per la famiglia. Anche in famiglia infatti si cammina insieme, si ragiona, ci si confronta per il bene dei figli. Anche in famiglia chi ha maggiori responsabilità deve discernere, ragionare e scegliere la strada da seguire: è, quindi, una vera “pastorale” di famiglia.

Questa sera chiudo il discorso sulla metodologia pastorale praticata da papa Francesco assolutamente “conciliare” ma, ciò nonostante motivo di critiche accese. Ieri vi spiegavo la caratteristica della “gradualità”. Oggi voglio fermarmi sul significato dell’  “adattamento“. Ovviamente non si tratta di modificare né la dottrina e nemmeno la morale cristiana. Si tratta invece di presentare la dottrina e morale a coloro che appartengono ad altre culture individuando eventuali punti di contatto. Questo procedimento va sotto il nome di “inculturazione“.

Papa Francesco veramente preferisce parlare di “ponti” senz’altro possibili fra il cristianesimo e le altre culture, fra chi crede e chi non crede, fra chi crede in Gesù Cristo e chi professa un altro credo. Una inculturazione che favorisca quanto meno una conoscenza precisa del Vangelo e un rapporto amichevole fra le parti “ponendo su quanti si incontrano – è papa Francesco che scrive” uno sguardo contemplativo“, in altre parole “amandoli in Cristo”.

L’inculturazione non è una novità. Il cristianesimo, ad esempio, è riuscito a farsi conoscere e apprezzare dal mondo greco-romano sfruttando alcuni elementi/intuizioni di Platone, di Aristotele…  In altri casi invece ci sono stati fallimenti clamorosi o equivoci che hanno provocato sofferenza e sospetto da una parte e dall’altra come nel rapporto con il confucianesimo cinese… Ci sono stati anche tentativi di inculturazione forzata che hanno prodotto lì per lì frutti abbondanti ma la pianticella della Fede, per così dire, non era radicata in terra ma era chiusa in un vaso…

Oggi l’ inculturazione è più difficile a causa di preconcetti o di vere e proprie falsità che sabotano sul nascere certe iniziative. Potrei fare al riguardo molti esempi. Due su tanti: Papa Francesco ha detto a Scalfaro che Gesù era un uomo come tutti!  Ma, dico, vi pare possibile? Ecco un esempio di sabotaggio mediatico.   Ancora: Papa Francesco adora gli idoli amazzonici perché ha fatto portare in chiesa la statuetta della “Madre Terra”. Allora siamo idolatri anche noi quando alla processione offertoriale, soprattutto quando c’è il Vescovo portiamo all’altare di tutto, mappamondo in testa.  Ma portare all’altare il mappamondo o i frutti della madre terra non è idolatria. Vuol dire invocare la benedizione di Dio sul mondo. Così per gli indigeni, che non hanno il mappamondo, portare la statuetta ha avuto lo stesso significato.

La storia della Chiesa insegna che – è capitato anche a me, purtroppo, proprio in questi giorni  – che talvolta si è provato a sfumare un pochino l’annuncio cristiano nella speranza (troppo umana) di “agganciare” in qualche modo l’interlocutore… Oppure di fidarsi troppo di collaboratori pasticcioni e poco rispettosi della sacralità della liturgia…

Lo stesso (lo dico però con il massimo rispetto) potrebbe essere capitato anche al Papa ma dire che Papa Francesco sia blasfemo o idolatra mi sembra proprio una cattiveria. Rispettiamolo quindi e aiutiamolo con la nostra preghiera.

Corona virus 48

Dopo aver spiegato i concetti di “sinodalità”  (il popolo di Dio, consacrati e laici, cammina in comunione di intenti) e di “discernimento” (servizio di chi è chiamato a valutare i vari suggerimenti e indicare con precisione l’Ideale cristiano) presenti in tutti i documenti di papa Francesco voglio oggi chiudere il cerchio accennando ad alcune caratteristiche della “pastorale“.

Intanto per “Ideale cristiano” si intende la “Santità” alla quale tutti siamo chiamati, consacrati e laici. E per “indicazione per raggiungere la santità” si intende la “pastorale“, il servizio specifico dell’Apostolo (Vescovo, Papa) che discerne e indica il cammino da seguire.

Vi vedo (dal computer) un po’ perplessi. Ma ogni disciplina ha il suo linguaggio e la Teologia non fa eccezione!

Chiariti i termini passo a spiegarvi le caratteristiche fondamentali della pastorale o perlomeno le caratteristiche seguite da Papa Francesco.  Sono essenzialmente due: la gradualità e l’adattamento.

La gradualità. C’è bisogno di seguire un percorso “graduale” per indicare l’Ideale cristiano.  Dovrò iniziare spiegando al piccolo che si prepara alla Prima Confessione/Comunione che Gesù vuol bene ai bambini; all’adolescente aggiungerò che anche Lui desidera essere amato; al giovane e all’adulto presenterò i grandi temi dell’Incarnazione e della Redenzione; e poi, andando avanti, la vita Trinitaria, la vita secondo il Vangelo ecc.

Sembra la cosa più semplice di questo mondo ma non è così perché, ad esempio, si dà il caso di adulti che vorrebbero conoscere Gesù e già nel cuore lo amano ma hanno ormai fatto certe scelte di vita differenti e non possono cambiarle… Allora, dice papa Francesco, cosa facciamo? Li cacciamo? Non c’è la possibilità anche per loro di indicare un certo cammino verso la santità? Sono dannati in partenza?

Vedete quanti problemi saltano fuori e sono proprio questi problemi che determinano forti conflitti all’interno della Chiesa di questi tempi rendendo difficile la sinodalità. La risposta di papa Francesco infatti è e cioè che tutti sono graditi al Signore e possono raggiungere l’Ideale ma non tutti però sono d’accordo!

A domani! dp

Corona virus 47

Papa Francesco, nell’indicare le dritte per la “sinodalità” ecclesiale, insiste sulla”franchezza” (sincerità), sulla “pazienza” e pone come denominatore comune la “fiducia” nello Spirito santo. In altre parole è bene che uno dica sinceramente quello che pensa; nello stesso tempo però deve essere pronto ad ascoltare le opinioni altrui senza spazientirsi nel caso fossero diverse; poi, dal momento che il Signore ha garantito la Sua Presenza (“dove due o tre sono riuniti nel mio nome Io sono in mezzo a loro”) deve essere anche pienamente disponibile ad accogliere le conclusioni e le decisioni conseguenti evitando permalosità e critiche.

Ma, chi deve trarre le conclusioni e indicare il cammino da seguire?  Allora, premesso che lo Spirito santo può ispirare chiunque, ordinariamente è l’Apostolo ( il Vescovo  per la Diocesi e il Papa per la Chiesa universale ) in forza del “carisma” dell’autorità che gli viene dalla consacrazione e dal suo “servizio ecclesiale”. Il prete no?  Anche il prete purché sia in accordo con il suo Vescovo.

A questo punto è bene chiarire cosa sia il “discernimento” che, sempre Papa Francesco raccomanda a chi presiede, modera e soprattutto ha l’onore e l’onere della decisione finale.

Discernere, alla lettera significa vedere chiaro. Nel nostro caso significa anche valutare. Ma non è una valutazione soltanto “umana” cioè frutto dell’intelligenza. È una valutazione “ispirata” dallo Spirito Santo. Per questo motivo chi è chiamato a discernere in vista di una decisione deve  prima di tutto aprirsi, nella preghiera, all’ascolto dello Spirito in modo che, come dice San Paolo, “parli in lui lo Spirito”.

Ma non è finita. Perché, operato il discernimento e giunto alla decisione, l’Apostolo la deve proporre con “mitezza”, cioè come fosse Gesù, “Pastore buono”.

Questo, in sintesi, vuol dire “sinodalità”!  Ma non è finita… A domani per chi è interessato alla questione.