Corona virus 46

Ho deciso, da oggi, di scrivere i miei brevi articoli quotidiani alla sera in modo che possiate leggerli al mattino dopo per fare un po’ di meditazione. Alcuni mi chiedono il motivo per il quale ho accorpato i titoli… Pare che i grandi si divertano a leggere le lezioni che faccio per i piccoli e viceversa. Mettendoli insieme accontento gli uni e gli altri.

Vi dicevo ieri del clima pesante che si respira di questi tempi all’interno della Chiesa. Provo oggi a spiegarvi quali potrebbero essere i motivi e come uscirne. Papa Francesco, prendendo sul serio i documenti del Concilio, ha suggerito alla Chiesa universale di procedere in modo “sinodale” ossia, come dice il termine, di camminare tutti insieme, consacrati e laici, in armonia.  Gli organismi di partecipazione, all’interno della Chiesa, non sono novità ma Papa Francesco ne ha fatto una questione di principio.

Solo che “camminare insieme” è terribilmente difficile. Anche nella società civile – lo vediamo in questi giorni di epidemia – si fa fatica a prendere decisioni unanimi: in genere si procede a maggioranza ma la cosa lascia sempre molti strascichi.

Lo stesso, purtroppo sta succedendo nella Chiesa.  Non parlo delle singole parrocchie dove è facile trovarci, parlare e prendere delle decisioni di comune accordo.  I problemi si cominciano ad avvertire già a livello di Unità pastorale e di Vicariato.  E diventano pesanti nelle altre realtà comunitarie che vanno sotto il nome di “Sinodi”,”Consigli”, “Conferenze”, “Tavoli”. Intanto perché cresce in modo esponenziale il numero dei partecipanti. Poi perché ne fanno parte consacrati (vescovi, preti, diaconi, religiosi) e laici, uomini e donne, tutti con piena libertà di opinione e di intervento. Inevitabilmente quindi nascono pareri diversi e conseguenti discussioni.  Quando poi si giunge alle conclusioni e a dover prendere delle decisioni nascono facilmente malumori perché chi si ritrova in minoranza (è brutto parlare così ma è la verità) si sente incompreso e allora o si autoesclude o si sfoga dicendo male … di tutti, incluso il Papa!

Papa Francesco, al riguardo, ha dato delle dritte ben precise che, se poste in atto, permetterebbero di superare brillantemente queste situazioni conflittuali: “franchezza” nel parlare, “pazienza” nell’ascoltare e soprattutto “fiducia” nello Spirito santo per discernere la volontà di Dio. Queste valgono per tutti, anche per noi! Cerchiamo di ricordarlo.

Sul tema del discernimento ci tornerò domani perché adesso mi preme scrivere qualcosa per i ragazzi della prima Comunione.

 

 

Corona virus 45

Ieri mattina il prof. D’Avenia ha pubblicato sul Corriere della sera un commento magistrale al racconto evangelico dei discepoli di Emmaus. Immagino ricordiate l’episodio dei due discepoli che incontrano uno sconosciuto che poi scoprono essere Gesù nel momento in cui spezza il pane… Conoscete benissimo anche il canto che ricorda quell’incontro: Resta con noi, non ci lasciar la notte mai più scenderà… Dicevo dunque che il commento del professore è davvero bello, addirittura commovente. Me lo sono letto, con piacere, gustandolo fino all’ultima riga.

Omette però un particolare che, a mio parere, è importante per la vita della Chiesa, intesa come comunità cristiana, in questo particolare momento storico. Le polemiche sono all’ordine del giorno, purtroppo. Anche Papa Francesco, osannato all’inizio del suo pontificato, viene oggi guardato con sospetto e sono moltissimi coloro che si permettono di dissentire, anche in modo sguaiato, rispetto al suo magistero. Mi piacerebbe dunque scrivere qualcosa sul tema a partire proprio dall’episodio dei discepoli di Emmaus.

Dice il racconto che, riconosciuto Gesù, i due discepoli corsero a Gerusalemme per dare l’annuncio della risurrezione agli altri amici. Vi faccio notare che intanto era notte e poi non era una passeggiata tornare in città da Emmaus. Continua il Vangelo raccontando che, entrati nel cenacolo per annunciare la novità, non fecero in tempo nemmeno a cominciare il discorso perché gli altri discepoli gli spiegarono che Gesù si era già mostrato a Simon Pietro… Voi come avreste reagito? Sareste rimasti delusi o no? Il Vangelo non dice niente ma io penso che nel loro cuore, insieme con tanta gioia, ci sia stata un po’ di delusione per non essere stati nemmeno ascoltati e un’ombra di gelosia nei confronti di Pietro e degli altri amici.

Ho lavorato di fantasia, come si suol dire. Ma quello che succede oggi, la critica nei confronti del Papa, non è fantasia. È realtà! Tanti, probabilmente perché non si sentono ascoltati, parlano e sparlano senza ritegno. Non solo i vescovi ma anche i preti, le suore, i laici. Tutti si sentono protagonisti. E la Chiesa ne soffre. Ma com’è che si è creata questa situazione e come si potrebbe risolvere? Proverò a scriverne nei prossimi giorni.

 

 

 

Corona virus 44

Cari amici, nella mia riflessione di ieri, soprattutto quella che ho proposto nella predica televisiva ( se ti interessa cercala nell’articolo precedente ) ho spiegato che il “credere” poggia sul “vedere”. Noi siamo razionali, logici … non possiamo rinunciare all’intelligenza anche nelle questioni spirituali. La fede però, quindi il credere, ci aiuta a vedere meglio.

È questo il senso dell’asserto teologico: “Gratia supponit naturam: non destruit sed perficit eam“. Non distrugge ma perfeziona!  Per i piccoli (*), come esempio, ho aggiunto che il credere è un vedere “con gli occhiali”. Aggiungendo che questi  “occhiali”  non deformano la realtà ma piuttosto riescono a focalizzarla meglio.

(*) Però gli esempi, quando si tratta di presentare argomenti seri, sono sempre imprecisi… d’altra parte io ho il dovere morale di far capire tutti e in particolare più piccoli. Perdonate quindi qualche sbavatura teologica!

Aggiungo questa mattina una ulteriore riflessione in riferimento al Vangelo di ieri in particolare al punto in cui si legge di Gesù ”  in mezzo  ” ai suoi.

Ho riflettuto, scrive S.P.,  su un altro aspetto.   Il Cristo che entra ” a porte chiuse”, che se ne infischia delle porte chiuse ed entra nella nostra quotidianità, quale che essa sia, la condivide anzi si mette ” in mezzo “.

STA IN MEZZO.  A volte ci sembra ingombrante ma Lui continua a stare in mezzo.  Poi capita che lo cerchiamo e allora siamo contenti che si è messo in mezzo.  E quando ci sembra che sia andato da un’ altra parte, eccolo che ritorna come e quando è tornato per farsi vedere da Tommaso e, di nuovo, sta in  mezzo. “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”: non nel cielo, sopra di voi, come un sorvegliante o uno che aspetta, ma in mezzo.