Catechismo prima comunione 3

Gli Apostoli avevano visto i gesti di Gesù e ascoltato le sue parole sul pane e sul vino ma non avevano capito. L’unico che ci capì qualcosa fu Giovanni, l’apostolo più giovane ma anche più coraggioso perché fu l’unico a seguire Gesù fino alla collina del Calvario, l’unico a seguirlo fino alla morte sulla croce. Quando vide le sue mani spezzate dai colpi di martello e dai chiodi, quando vide scorrere il sangue capì che dietro quelle parole misteriose dell’ultima cena (leggile di nuovo nella lezione 2) ci stava la decisione di Gesù, innocente e buono, di offrire la sua vita per noi, colpevoli e cattivi. Si mise a piangere. Capì, in un attimo, che Gesù era l’agnellino che prendeva su di sé tutte le cattiverie degli uomini, e accettava di morire, solo, abbandonato da tutti.

Viene da piangere vero? Povero Gesù! Allora, se in casa hai un piccolo crocifisso lanciagli un bacio.

 

Catechismo prima confessione 3 lezione

Fermiamoci stamani a riflettere sul secondo Comandamento alla ricerca di altri peccatucci. Il Comandamento dice: “Non nominare invano il santo Nome del Signore…”; (ho messo i puntolini perché è più lungo ma te lo spiegherò per intero quando sarai più grande). Cosa vuol dire: semplice, vuol dire che non dobbiamo insultare il Signore. È così buono il Signore con noi e allora perché offenderlo? Anche le brutte parole non vanno bene: avere un linguaggio corretto è segno di buona educazione. Allora quale potrebbe essere il secondo peccato? Questo: Ho insultato il Signore; ho detto qualche brutta parola.

PER TUTTI: una preghierina all’angelo custode. Ciao, + dp

 

Catechismo cresima 4 lezione

Svegli? Coraggio, cominciamo: Padre nostro, Ave Maria, Gloria, Angelo di Dio, L’eterno riposo, Atto di dolore.

Siamo alla quarta beatitudine che dice: “Beati gli affamati di giustizia”. Commentarla in poche battute non è facile. Ci provo. Per giustizia nel linguaggio comune si intende la “giustizia di scambio”: tu mi dai 5 Euro e io ti consegno la pizza; tu non mi dai niente e quindi… niente pizza. La giustizia intesa in questo senso è il fondamento dell’onestà. E va bene!

Però, oltre la giustizia di scambio c’è anche quella “distributiva”: tu non puoi darmi niente perché sei un povero disgraziato e io ti offro ugualmente un po’ di pane perché tu non muoia. Ecco il senso della beatitudine. Perché essere gretti e meschini con chi, a causa di una disgrazia, è in difficoltà? In questi giorni di epidemia leggiamo tanti esempi di questo tipo di giustizia. Pensa ad esempio ai tanti volontari che si impegnano fino allo stremo per soccorrere chi non potrà mai ricompensarli! Spero d’essere stato chiaro.