PEREGRINATIO MARIAE

Per preparare in modo dignitoso il nono centenario della dedicazione della Cattedrale di Pisa (26 Settembre 1118 a cura di papa Gelasio II) S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo Metropolita della nostra Diocesi pisana, ha indetto una “peregrinatio” della miracolosa icona della “Madonna di Sotto gli Organi”, presente nel Duomo di Pisa, nelle parrocchie della Diocesi.

Anche se nel nostro Vicariato della Versilia l’evento è ormai trascorso desidero soffermarmi un momento per spiegare il significato di questa iniziativa.

di don Piero Malvaldi

Ognuno di noi ha una venerazione speciale per una particolare immagine di Maria o per un particolare Santuario mariano: nel mio caso, ad esempio, sono molto devoto della Madonna di Lourdes tanto che non riesco a fare a meno di recarmi, ogni anno in pellegrinaggio di devozione, al Santuario omonimo.

Questo fin dal lontano 1970 quando per la prima volta vi partecipai in qualità di barelliere volontario addetto al servizio di ristorazione per i pellegrini e gli ammalati su un treno-bianco.

In tutti questi anni naturalmente ho visitato molti altri Santuari: in Italia e all’estero e la frequentazione di questi luoghi santi ha ulteriormente incrementato la mia devozione alla Madonna ma Lourdes continua ad attrarmi più degli altri.

Ovviamente non è che prima del 1970 non pregassi la Madonna: come tutti i bambini fin dalla fanciullezza sono stato educato, in famiglia prima e in parrocchia poi alla devozione mariana.

Nella mia chiesa parrocchiale di san Lorenzo alle Corti, il mio paese d’origine situato nel Piano di Pisa, c’era una modesta ma assai venerata statua di Maria Assunta. La statua, in legno dipinto, era velata da cima a fondo da un drappo riccamente ricamato che chiudeva alla vista la statua stessa.

Veniva scoperta soltanto per la festa patronale del 15 di Agosto e in particolari occasioni soprattutto occasioni di sofferenza o di pericolo: quando ad esempio una persona doveva subire un importante intervento chirurgico i familiari chiedevano al Pievano uno speciale “scoprimento” e così dopo un suono d’avviso con la campana grossa (tutti, in paese, ne riconoscevano il significato visto che veniva suonata raramente) l’intera parentela familiare si radunava in chiesa per la celebrazione.

Al chierichetto presente – spesso con mia grande gioia questo servizio toccava a me – spettava scoprire pian piano la statua della Madonna allentando una cordicella; a quel punto iniziava la recita del rosario e la preghiera di raccomandazione del malato; poi la cerimonia si concludeva con il canto in gregoriano della Salve Regina.

Nel mio immaginario infantile quella esposizione con relativa devota preghiera di intercessione andava a integrare la professionalità dei medici che senz’altro avrebbero debellato il male e guarito l’ammalato.

Ogni anno poi, nel mese di Ottobre, c’era il pellegrinaggio familiare alla Madonna di Montenero a Livorno: mio padre era allergico al fumo delle candele (un eufemismo per dire che in chiesa ci andava poco o niente) ma per la Madonna di Montenero, come tantissimi altri toscanacci, faceva un’eccezione e vi si recava volentieri.

Ho ben presente una foto della mia famiglia al completo: babbo e mamma giovanissimi, mio fratello bimbetto di dieci anni circa e io, piccolissimo, con una simpatica cuffietta in testa.

A questo faceva seguito, sempre ogni anno e sempre a Montenero, il pellegrinaggio parrocchiale: tutti insieme in pullman fino alla Piazza delle Carrozze, poi la salita: a piedi gli uomini, in funicolare le donne e noi ragazzi; seguiva il Rosario, la Messa e un lauto pranzo consumato in uno dei ristoranti della piazza.

All’epoca, della Madonna di sotto gli organi non ne avevo mai sentito parlare se non per una analoga Peregrinatio Mariae indetta se non ricordo male dall’Arcivescovo Camozzo; dell’evento ho un ricordo fotografico con una processione campestre e un simulacro portato a spalle dagli uomini della Compagnia dell’Assunta ma non credo assolutamente di esserne stato testimone diretto essendo ancora bambino.

Cominciai a sentirne parlare negli anni dei miei studi, da interno, nell’Istituto Santa Caterina e certamente avrò partecipato anche a qualche solenne ostensione: leggo infatti negli annali della Diocesi di “ostensioni” straordinarie volute proprio in quegli anni dall’Arcivescovo Camozzo per speciali appuntamenti religiosi o civili.

Anche in Duomo infatti, come nella mia Parrocchia, l’immagine della Madonna era chiusa allo sguardo dei fedeli da una copertura scorrevole in argento che veniva rimossa solo in certe occasioni.

Confesso però di non averne, anche in questo caso, il più sfumato ricordo!

Nel 1985 ebbi l’incarico di insegnante nella mia vecchia scuola, l’Istituto S. Caterina. Con i ragazzi, oltre le attività didattiche curricolari, portavo avanti anche un programma innovativo che comprendeva da un lato la lettura e il commento dei classici della letteratura cristiana europea e dall’altro lo studio – attraverso visite guidate – dell’iconografia e dell’architettura nel periodo storico della Repubblica Pisana. Fu così che mi trovai a studiare e successivamente a commentare anche la celebre icona della Madonna di sotto gli organi.

Ricordo ancora le domande dei ragazzi la prima delle quali potrebbe, a chi legge il presente editoriale, suonare indelicata…

“Perché il Bambinello in braccio alla Madonna è così bruttino?” mi chiese una ragazza colpita dal particolare pittorico che vede il bambino Gesù, in braccio alla Madonna, stempiato e con fattezze da adulto.

L’osservazione, acuta, mi dette modo di commentare seduta stante la celebre cantica del Paradiso di Dante Alighieri: “Vergine Madre” ecc. in cui in cui si definisce Maria “figlia del tuo Figlio” in quanto Maria, seppure indicata dalla liturgia prima e dalla teologia poi come “Madre di Dio”, nella realtà storica è stata prima ancora “figlia di Dio” perché creatura umana…

L’artista, dipingendo il bambinello con fattezze da adulto e la Madonna, al contrario, giovane, voleva far presente ai devoti questo particolare teologico!

E poi l’altra domanda, ancora più delicata:

“Perché l’icona che per tanti secoli è stata velata allo sguardo dei fedeli ed esposta se non per eventi eccezionali è oggi perennemente esposta?”

Infatti intorno al 1975, se non vado errato, il Capitolo Metropolitano della Cattedrale cioè i sacerdoti che officiano in Duomo avevano optato, a maggioranza, per l’ostensione continua dell’Icona.

Erano gli anni del post-Concilio e si riteneva che la liturgia, (fino allora legata al modello “misterico” (dal greco “μυω” che significa nascondere, chiudere) con il sacerdote che celebrava in latino, lingua incomprensibile a molti e per di più dando le spalle ai fedeli, con il tabernacolo velato dal “conopeo” in omaggio al biblico “Deus absconditus”, con le immagini della Madonna ugualmente velate un po’ per rispetto alla centralità della Croce e un po’ – penso – per una strategia subliminale atta a favorire la devozione del popolo) dovesse aprirsi alla “comprensione”, alla “partecipazione” e, quanto alle icone o statue della Madonna alla piena “visione”.

Detto fra noi il risultato di questa opzione, purtroppo, non è stato quello sperato perché la Messa in lingua italiana, con tutte le forzature spesso irriverenti che ci sono state nel frattempo, ha continuato a essere poco frequentata e le sacre Immagini della Vergine, ormai svelate, non solo non smuovono più le folle di un tempo ma spesso vengono ignorate tant’è che molti vorrebbero tornare ai tempi antichi!

Questo è stato il destino anche della nostra bellissima Madonna Addolorata, un tempo particolarmente venerata dal popolo di Forte dei Marmi al punto da essere portata in processione di fronte al mare in tempesta per infondere forza ai marinai in pericolo che oggi viene, per fortuna con le dovute eccezioni, pressoché dimenticata dalle generazioni giovani.

Ma, tornando alla Madonna di sotto gli organi, perché ne è stata indetta una “peregrinatio” nei Vicariati della Diocesi?

Il motivo è semplice.

La Madonna di sotto gli organi è la Patrona della Primaziale pisana cioè della Chiesa Pisana intesa come edificio ma anche e soprattutto come “popolo”.

L’icona della Vergine quindi si reca in pellegrinaggio tra i suoi figli per favorire la loro piena consapevolezza d’appartenere alla “Chiesa (popolo) di Dio presente in Pisa”!

In questo difficile momento storico in cui va di moda l’individualismo e l’autonomia la Madonna ci invita a sentirci “Chiesa” cioè fratelli in Cristo: tutti, consacrati e laici uniti dalla Fede, vincolati dall’Amore, guidati dall’Apostolo nella persona del nostro Vescovo.

Per questo ci sentiamo particolamente onorati per l’essere stati scelti per ospitare la Venerata Immagine della Madonna di sotto gli organi, storica Icona della gloriosa Chiesa pisana.

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