1126. IN CAMMINO – Banana vs Gioconda

Leggo sul giornale che una banana, legata con una fascetta gommata in plastica, è stata battuta all’asta per sei milioni e rotti di dollari, L’acquirente, un imprenditore cinese, se l’è mangiata – con fare sornione -sotto gli occhi divertiti (!) di suoi stimatori.

Dicono che sia un imprenditore in criptovalute di successo che con questa “sfida” si sia fatto un sacco di pubblicità a favore della sua moneta virtuale (Tron) in questo momento all’apice del successo (speculativo).

Certo che in questi ultimi anni il concetto di arte è molto cambiato. Più che un riferimento al reale (oggettivo) ci si riferisce all’ideale (soggettivo) con la conseguenza che ognuno può chiamare arte tutto ciò che gli aggrada!

Ricordando la metafisica di Aristotele e gli sviluppi offerti da Tommaso d’Aquino riguardo ai concetti di vero, bello, giusto ecc. resto sgomento ma c’è poco da fare… Così va il mondo!

Nei giorni passati mi è capitato di parlare con una anziana signora che mi diceva della difficoltà che incontra con la giovane nipote… A certe sue giuste considerazioni (e valutazioni) le ha risposto – consentitemi di usare la forma diretta -: “Ma, nonna, in che mondo vivi?”

È la stessa risposta che spesso ci sentiamo dare dai nostri giovani e dalle nostre ragazze quando, timidamente, cerchiamo di farli ragionare…

Il ragionamento non è una peculiarità dei cristiani. Anche gli atei e gli agnostici, per fortuna, aggrottano le ciglia di fronte a espressioni d’arte contemporanea (mere provocazioni) che d’artistico hanno soltanto la titolazione offerta dall’autore (in genere in lingua inglese per confondere ancora di più gli sprovveduti).

Concludo con un ringraziamento (postumo perché ormai sono tutti scomparsi) ai miei professori di un tempo al liceo classico, in particolare al professor Barsotti che mi ha trasmesso l’amore per l’arte e gli strumenti speculativi per valutarla.

1125. IN CAMMINO – 28

Non è un numero magico ma potrebbe anche esserlo perché è un numeroche mi insegue da sempre…

Intanto oggi, 28 Novembre 2024, sono giusto 28 anni dal mio ingresso al Forte in qualità di Parroco. Sempre oggi è l’anniversario di morte di mia madre. Sono stato ordinato sacerdote il 28 Giugno 1974 ecc.

Restando alla prima data – il mio anniversaario di ingresso e il numero ormai consistente degli anni della mia presenza al Forte – devo dire che sono molto felice d’essere venuto in questo paese.

Confesso di non esserci venuto  troppo volentieri ma poi mi sono ricreduto perché ho incontrato molte, molte persone care e buone che hanno reso il mio servizio assai gratificante.

Il Forte di 28 anni or sono non è il Forte di adesso. Sono cambiate realtà sociali e soprattutto persone: pensate che ho suffragato ben 1500 persone. È anche vero che ho battezzato circa 1000 bambini ma lo scarto fra nati e defunti è davvero notevole.

Oggi è assai più difficile fare il prete al Forte. Non ” essere” ma fare. Ero prete allora e sono prete adesso: in questo non c’è differenza! Ma quanto al fare la realtà è assai più complicata.

Intanto perché il paese è mutato come materia prima – perdonate se mi esprimo così – perché siamo sempre di meno (soprattutto come ragazzi e giovani) e poi perché molti dei residenti sono tali solo “de jure” (all’anagrafe) perché de facto non vi abitano se non il fine settimana. Quindi è assai più difficile realizzare incontri e momenti di preghiera e simili.

Comunque sia guardiamo avanti e vediamo se possibile di trasmettere anche ai nuovi le tradizioni mutuate dai nostri predecessori e magari anche qualcosa in più.

Concludo RINGRAZIANDIVI di cuore per l’affetto che da sempre mi donate.

TUTTI, residenti e non. VI ABBRACCIO.

1124. IN CAMMINO – Polvere, polvere

Non mi riferisco al Mercoledì delle ceneri quando, imponendo il segno penitenziale sulla testa dei fedeli si dice: “Polvere sei e polvere tornerai”, quanto al polverone presente in chiesa a causa dei lavori di restauro in atto.

Purtroppo la parte absidale che ritenevo quella più “sana” si sta rivelando marcia come le altre: il restauratore si è imbattuto in bolle estese e … pericolose che rischiano di finire in testa ai fedeli.

Proprio sopra la cappella dell’Addolorata, dove sono solite femarsi per la preghiera di rito le neo-mamme, ha tolto uno sperone appuntito di intonaco pesante (quello dei travetti, per intendersi) che avrebbe potuto ferire in modo serio chi si fosse avventurato per accendere una candelina…

Date pure un’occhiata alle foto e vi renderete conto facilmente che non sto sparando balle…

Gli ho chiesto quindi di fare un lavoro serio e coscenzioso (in modo da eliminare il pericolo) anche se i tempi e con quelli anche la spesa dovrà aumentare.

L’importante è che per la festa del Natale tutto sia a posto: alle cappelle laterali e alla parte lato mare ci penseremo il prossimo anno.

E all’esterno?

All’esterno ci penseremo ancora dopo. Un po’ per anno come facciamo da sempre nella speranza che non vengano a mancare i contributi dei fedeli che fino adesso non sono mai mancati.