1147. IN CAMMINO – Primo giorno dell’anno 2025

E così siamo giunti al primo giorno del 2025! Dopo una nottata intensa vissuta con i familiari e gli amici ci ritroviamo con un anno in più sulle spalle e con un po’ d’amaro in bocca perché i problemi di ieri sono rimasti quelli di oggi.

Abbiamo però dalla nostra lo Spirito Santo che illuminirà la nostra mente sul da farsi e scalderà il nostro cuore perché riusciamo a compierlo nel migliore dei modi il che equivale a dire che lo compieremo come vuole il Signore.

Ma, di preciso, cosa vuole il Signore da noi?

Non credo sia possibile una risposta valida per tutti perché ciascuno di noi ha un proprio specifico da perseguire. Io posso soltanto accennare al “mio” specifico di sacerdote, ormai anzianotto, un po’ curvo, senza molte pretese se non quella di mettere impegno nell’esercizio della mia missione.

Che sarebbe? Sarebbe quella di donarsi generosamente al Signore e ai fratelli di fede e non!

Nell’occasione del mio cinquantesimo anno di vita – era uno dei miei primi anni di presenza al Forte come parroco – mi venne offerto in dono un candeliere con tanto di candela (accesa).

Un cartiglio d’accompagnamento diceva (cito a memoria): “Con l’augurio che la candela della tua vita spanda fino all’ultimo giorno la luce di Cristo”.

Ringraziai commosso e presi sul serio questo invito consapevole che non avevo alternativa: il prete o spande la luce di Gesù o non è prete!

Chiesi però ai gentili donatori di restarmi vicini perché la candela “accesa” ha bisogno di un candeliere a sostenerla. In altre parole il prete, pur bravo che sia, ha bisogno del sostegno “convinto” dei suoi collaboratori (e collaboratrici) pronti ad aiutarlo (e anche a compatirlo).

La candela della mia vita si sta consumando. Dice il salmo che “gli anni della vita dell’uomo sono 70, 80 per i più robusti”… e io sono giunto ai 75! La candela dell’impegno per Gesù è ancora accesa come nei tempi giovanili ma le forze stanno scemando.

Spero quindi che anche il vostro impegno resti e, anzi, si consolidi a sostegno della mia debolezza nella speranza di tempi ancora fecondi.

P.S. Alcuni lettori mi hanno detto che è un articolo deprimente. Dài… scherzavo. Sono ancora in salute e in testa. E poi mi hanno anche detto di non farla tanto lunga. Quindi AUGURI !!!!!

1146. IN CAMMINO – Ultimo giorno dell’anno 2024

Stasera, nel corso della Messa delle ore 18.00, a Dio piacendo, ringrazieremo il Signore per i tanti benefici ricevuti nel corso di questo anno con il gioioso canto del TE DEUM.

Lo canteremo in lingua italiana visto che ormai la maggioranza dei fedeli ha dimenticato (un vero peccato!) la lingua latina: è rimasto però d’uso comune dire “TE DEUM”, dalle prime parole dell’inno, per richiamare alla mente dei fedeli il dovere del ringraziamento.

Non sappiamo con esattezza chi l’abbia composto e nemmeno quando sia stato usato per la prima volta nella liturgia. Su internet ci sono tutte le spiegazioni del caso… sappiamo però che già al tempo di Sant’Ambrogio e Sant’Agostino era conosciuto e usato! Poi dati storici e dati leggendari si confondono e quindi non riusciamo ad avere quella precisione che sarebbe necessaria.

Dalla storia sappiamo che è sempre stato usato come inno di ringraziamento (delle volte a sproposito, cioè per imbonire il prepotente di turno) e noi lo canteremo stasera con questa stessa intenzione.

Di cosa dovremo ringraziare il Signore? Intanto della salute, poi della fede, dell’affetto dei nostri cari ecc. Poi ognuno di noi avrà i propri motivi personali per ringraziarlo.

Io, ad esempio, lo ringrazierò per aver raggiunto i 50 ANNI DI SACERDOZIO e per l’affetto sincero di tanti amici. Non mi sono mancate sofferenze anche notevoli ma stasera non ci voglio pensare. Resto ottimista nonostante tutto!

E ora guardate la foto-ricordo del mio 50esimo: una buona bottiglia di spumante che berrò alla salute di tutti alla scoccare delle 22.00 (perché domani mi devo alzare presto…)

 

1145. IN CAMMINO – Inizio dell’anno “santo”

Ieri, nel duomo di Pisa, presenti almeno un migliaio di persone, ha avuto inizio l’ANNO SANTO DIOCESANO 2025.

L’Arcivescovo in testa siamo entrati in processione cantando le lodi del Signore per poi assistere alla messa solenne d’indizione dell’Anno santo.

La liturgia è stata molto partecipata: il popolo si alternava con la cappella musicale del Duomo nell’eseguire i canti; i concelebranti e i ministri all’altare sapevano il da farsi e lo hanno fatto senza alcuna sbavatura; le Autorità presenti – sia quelli dell’Opera del Duomo che quelli civili e militari- hanno dato un buon esempio di fede (e di organizzazione); l’Arcivescovo ha spiegato bene il significato dell’ANNO SANTO accennando a tutti i punti, quelli specifici  e quelli di contorno.

Giunto a casa sono corso a rileggere la BOLLA di Papa Francesco per sincerarmi circa alcune mie interpretazioni del Giulileo… (temevo di non aver spiegato bene il concetto nelle Omelie della mattina) ma per fortuna ero nel giusto.

Ora speriamo che in tanti si decidano a riavvicinarsi al Signore, a fare pace con i parenti, a smetterla con le cattiverie e gli inganni soprattutto con quelle/quelli nei confronti delle persone buone. È risaputo, purtroppo, che sono proprio le persone più buone a essere prese di mira…

Stamattina sono giunti i primi due penitenti: ho spiegato loro che insieme al perdono dei peccati avrebbero potuto ottenere anche l’indulgenza per se stessi e per i propri defunti e sono tornati a casa soddisfatti.

Davvero un buon inizio!