788. IN CAMMINO – nonni & nonne

È stata una bella festa. Non eravamo moltissimi ma comunque in numero sufficiente per fare una celebrazione dignitosa. Forse 50/60 persone, poco più poco meno.

Alla predica ho ripetuto quello che avevo già detto negli anni precedenti e cioè che il servizio educativo offerto dai nonni all’interno delle famiglie è essenziale almeno per quanto riguarda l’aspetto religioso.

Non che i genitori si disinteressino ma certamente, impegnati come sono, non hanno il tempo materiale per assolvere al loro dovere di educatori alla fede; ecco che allora l’apporto offerto dai nonni diventa importantissimo.

Di conseguenza l’importanza dei nonni, negli anni, è cresciuta: sono passati di grado, come dice la tradizione versiliese. Per spiegare la questione a coloro che vengono da fuori aggiungo qualche dettaglio al riguardo.

La tradizione versiliese dice che al momento dei matrimonio si mettono i gradi: da “soldati semplici” si diventa “ufficiali”…

Poi col passare degli anni e la nascita dei figli si sale di grado… tenente, capitano, maggiore, colonnello ecc. e finalmente “generale” nel momento in cui si assapora la gioia di essere nonni! E generali si resta fino all’ultimo giorno della vita. L’ho trovata bellissima questa tradizione e mi piace farvela conoscere.

Tornando alla festa di ieri, alla fine della celebrazione siamo corsi al tavolo del rinfresco per fare brindisi ai nonni e ai nipoti presenti: prima il brindisi ai nipoti e poi quello ai nonni.

Poi alle Suore, al parroco ecc. insomma tutta una serie di brindisi ( a base di aranciata ) alla nostra salute… Ho in serbo anche alcune belle foto ma mi riservo di pubblicarle sulla rivista di Natale. A domani.

787. IN CAMMINO – esagerato…

Effettivamente ho esagerato. Lo riconosco. Ma quando siamo da soli, in casa, e ci sono da sbrigare commissioni, rispondere al telefono, alla porta, scrivere il bollettino, la nota giornaliera su blog, tenere le lezioni di catechismo, preparare la cena ecc. ecc. c’è sempre il rischio di dimenticare qualcosa (o qualcuno), di avere uno scoppio d’ira, di esagerare per difetto o per eccesso come nel caso che mi accingo a descrivervi.

Sono le 20.05. È l’ora della cena. In casa sono da solo. Sono ai fornelli: mi sto preparando qualcosa. Suona il telefono:

“Non sarà mica a cena, vero?”

“No, ma le pare… mi dica”.

“Vorrei chiederle… ecc. ecc. (si tratta di una richiesta accettabile e quindi non la scrivo)… e poi già che ci siamo vorrei anche chiederle un chiarimento su una questione che mi sta a cuore… faccio presto, cinque minuti…”

Passano i minuti, ormai sono le 20.15, e io comincio a dare segni di nervosismo perché il chiarimento richiederebbe almeno un’ora di discussione ma l’interlocutore telefonico, tutto preso dai suoi ragionamenti assurdi, non se ne rende conto…

“Mi scusi ma la devo proprio lasciare… magari ne riparliamo domani…”

Torno in cucina e quanto avevo preparato ormai è carbonizzato. Mi accingo allora a preprarmi qualcos’altro. Guardiamo un po’ cosa c’è nel frigo. Un uovo. Può andare… un uovo, un po’ di tonno, un pomodoro e la cena è servita. Già, ma l’uovo va cotto. Cerchiamo la padellina. Uffa, non la trovo, dev’essere nella lavastoviglie. Eccone un’altra. Ovvìa, accendo il fuoco e … sento aprire il portone di casa. È la mia governante.

“Don Piero, cosa stai facendo?”

“Mi preparo un uovo al tegamino. Perché mi fai questa domanda?”

“Continua pure… io intanto ti riprendo col telefonino”. E intanto ride.

Bah, cosa mai avrò fatto di strano.

Pare abbia usato un tegame sbagliato!

786. IN CAMMINO – colombella bianca

Con questo caldo anche i colombi cercano un po’ di refrigerio e pensano di trovarlo in chiesa. Quando poi però sono entrati si accorgono del tragico errore… ma non riescono più a uscire.

Proprio non capisco: volteggiano da una parte all’altra della chiesa ma non riescono mai a imboccare una porta per uscire. E sì che le studio tutte per aiutarli: porte aperte fin dal mattino (col pericolo che ne entrino altri), croccantini gustosi appena all’esterno della porta principale, ciotole con l’acqua fresca… niente. Si ostinano a restare in chiesa finché, sfiniti, non crollano a terra e muoiono.

Alcuni purtroppo sono andati a morire fra le canne dell’organo procurando danni notevoli (ho trovato una canna minore spezzata alla base con un danno di 2/300 Euro) e non c’è stato niente da fare.

L’unica cosa da fare sta nel NON FARLI ENTRARE e quindi tenere le porte d’accesso alla chiesa ben chiuse ma c’è il caldo e come si fa a convincere le persone a non aprirle?

Qualche volta riesco a liberarle – mi riferisco sempre alle bestiole – ma non è facile perché non capiscono che l’impegno è quello di liberarle e non di catturarle.

Ad esempio la colombella bianca che per una intera settimana avete visto volteggiare (e altre cose meno simpatiche soprattutto per chi le ha subìte)  è caduta sfinita fra le canne dell’organo.

La sentivo dibattersi negli spasmi dell’agonia e ne soffrivo perché com’è noto sono amante degli animali. Così, incurante del pericolo (c’è la 380 e si richia di restare folgorati) mi sono avventurato all’interno dell’organo per provare a liberarla… e ci sono riuscito!

Bene, non ci crederete ma la bestiola, prima di lasciarsi afferrare, con un ultimo guizzo è riuscita a “beccarmi”, quell’ingrata! Poi si è accasciata, sfinita e allora sono riuscito a prenderla, a bagnarle la piccola lingua, ad accarezzarla e finalmente a restituirle la libertà.

Chissà come ha ritrovato le forze, ha compiuto un breve svolazzo e poi si è appollaiata su un rametto al fresco in attesa che gli altri colombi venissero a prestarle aiuto ( o meglio a imboccarla perché era una colombella giovane…)