Corona virus 6

Oggi è sabato, almeno per noi del Forte, è il giorno del catechismo. Mi immagino che come mancano a me così manchino anche a voi, cari catechisti, i nostri ragazzi.

È vero che sono assai birichini, che non ci ascoltano, che non vengono alla Messa nonostante i nostri richiami, che ci fanno confondere ma… sono i nostri ragazzi e in momenti come questo ci mancano tanto.

Ieri, avendo del tempo (non ridete…), mi sono messo a leggere un lungo articolo di un eminente accademico di una università pontificia relativo alla catechesi dei/per i ragazzi. Dopo un excursus di ben quattro colonne in cui ha detto tutto il male possibile della nostra metodo logia catechistica (peraltro osservazioni giustissime) e degli step (che poi sarebbero gli appuntamenti sacramentali della Confessione, della Comunione e della Cresima) relativi, finalmente è uscito con la sua soluzione: “Bisogna insegnare ai nostri ragazzi prima di ogni altra cosa ad amare Gesù!

Sono rimasto assai deluso di questa affermazione decisamente poco originale. Infatti l’impegno a far amare Gesù è l’impegno di ogni catechista. Anche il catechista più scalcinato per prima cosa insegna ad amare Gesù!

Poi però mi sono messo a pensare: che cosa avrà voluto dire, mi sono chiesto, con questa affermazione tanto ovvia? Pensa e ripensa credo d’aver trovato la soluzione e ho riconosciuto che ha ragione. Forse l’esperto vuol dire che dobbiamo sfruttare i momenti del catechismo per insegnare ai ragazzi a … pregare, a parlare con Gesù riservando a questo “colloquio cuore a cuore” qualche momento di silenzio prima ancora di iniziare a recitare le preghiere, prima di tuffarci nella lezione.

Bene prendiamo sul serio questa indicazione e appena sarà passata questa brutta epidemia ci metteremo al lavoro.

Allora, cari catechisti, una preghierina alla Madonna e avanti, il Signore vi + benedica, dp

Corona virus 5

Sono un po’ in ritardo nello scrivere l’articolo perché ho dovuto rispondere a tante telefonate/mail. Mi scuso con voi carissimi lettori.

Vorrei dedicare lo scritto di questa sera ai miei cari coristi. Delle volte vi prendo in giro chiamandovi “cantanti” ma voi siete “coristi”, coristi della casa di Dio con il duplice compito di lodare il Signore e di aiutare i fedeli a fare altrettanto.

Devo dire che ci riuscite e ci riuscite bene! Vi do atto del vostro serio impegno nelle prove e nelle esecuzioni. Sempre presenti, estate e inverno, senza mai saltare un appuntamento.

Ma l’aspetto più interessante del “vostro” coro è che vi volete un gran bene e questo bene riuscite a trasmetterlo anche a noi ascoltatori così che “il vostro” diventa “il nostro” coro! E guai a chi ce lo tocca…

Ultimamente il coro ha dimostrato grande attenzione nei confronti della comunità. Senza avvertire sacrificio avete presenziato a momenti importanti della nostra vita parrocchiale e avete dato esempio. Mi sento quindi in dovere di ringraziarvi, uno per uno.

L’epidemia passerà? Ma quando? Non ci lasciamo sopraffare dalla paura. Continuiamo a cantare le lodi del Signore nell’intimo del cuore.

Un saluto a tutti e in particolare alla Luigina e all’Antonia.

+ don Piero

Corona virus 4

Inizio sempre la giornata con la preghiera alla Madonna e all’Angelo custode. Perché proprio all’ Angelo custode? Non ho timore a riconoscere che la devozione mi è tornata dopo l’incontro che ebbi, a suo tempo, con un anziano frate cappuccino padre Pio da Viareggio.

Era un frate molto curioso: parlava di Padre Pio da Pietrelcina come di un amico di lunga data. E in effetti era davvero un amico. Lo aveva conosciuto intorno agli anni ’40 in una occasione particolare: la mamma era malata gravemente così il papà, sebbene poco religioso si era deciso a chiedere la grazia della guarigione a Padre Pio e aveva convinto il figlio, all’epoca studente universitario e già fidanzato, ad accompagnarlo fino a San Giovanni Rotondo.

Il viaggio era stato molto avventuroso ma alla fine riuscirono a incontrare Padre Pio che li rassicurò circa la malattia della donna. Poi però aggiunse qualcosa al giovanotto: lo consigliò di concludere gli studi e di avviarsi al sacerdozio. Gli promise di restargli sempre vicino, per tutta la vita, e addirittura gli concesse il privilegio, nel caso fosse veramente diventato sacerdo- te, di avere il suo stesso nome da religioso: Pio! Non starò a fare un discorso troppo lungo ma le cose andarono proprio come aveva detto il Santo e il gio- vane divenne frate cappuccino: padre Pio da Viareggio. E per tutta la vita, così diceva, aveva mantenuto un rap porto strettissimo con il Santo che in moltissime occasioni, anche dopo la morte, lo aveva protetto e benedetto.

In una occasione particolare, proprio nella nostra chiesa, ci spiegò come faceva a chiedere la protezione di San Pio. Forse è meglio se uso la forma diretta per farmi capire meglio… Ecco cosa disse:

“Quando ho un problema chiedo all’Angelo custode di andare da Padre Pio e di chiedergli la sua protezione”

Qualcuno (anch’io, purtroppo) ridacchiò e allora il frate, senza troppo scomporsi, continuò:

“Provate pure e vi accorgerete che Padre Pio che la cosa funziona”.

Bene, da allora, quando ho un problema importante faccio come mi ha insegnato il frate e dico al mio Angelo custode di andare da Padre Pio e di chiedergli aiuto. Provate anche voi… Anzi unitevi tutte le mattine alla mia preghiera senza vergognarvi di invocare l’Angelo “postino”.

Vi benedico + d.Piero