728. IN CAMMINO – don Roberto Federighi

È morto nel pomeriggio del primo Maggio. Era in auto, in prossimità della sua vecchia parrocchia nella Maremma Pisana… forse era andato per rilassarsi un momento e invece il Signore lo ha chiamato a sé non si sa per un infarto o per un incidente. Sta il fatto che ha sbandato, ha incrociato un’altra auto ed è morto immediatamente.

Era uno dei sacerdoti a me più cari.

Prima di tutto perché era del mio stesso paese del Piano di Pisa e poi perché mi ha seguito con tanto affetto sia negli anni della preparazione che nei primi anni di sacerdozio.

Non posso dimenticare che la mia PRIMA MESSA l’ho celebrata nella sua chiesa accompagnato dai miei genitori, dalla sua mamma e dalla zia, persone eccezionali per qualità umane e per fede.

Da sempre mi ha riservato affetto e considerazione come io per lui.

Il servizio pastorale lo ha portato a servire il popolo di Dio in più parti della Diocesi: ha guidato comunità piccolissime e comunità importantissime. Ha goduto della stima di tutti anche se non sempre è stato apprezzato – forse per gelosia – dai confratelli e dai superiori.

Da tempo si era ritirato nella sua abitazione privata ma continuava servire la chiesa officiando nelle varie parrocchie del Piano di Pisa dato che aveva una salute di ferro e voglia di fare.

Il suo hobby era lo studio delle lingue: non so quante ne conosceva… Le studiava e poi le praticava pure andando ogni anno almeno uno/due mesi nei vari paesi d’Europa e del mondo. Non so quante volte, ad esempio, è andato in INDIA in visita alle comunità cristiane e non solo.

Al riguardo qualche volta mi rimproverava perché io, al contrario di lui, non riesco ad allontanarmi dalla parrocchia. Non lo faccio perché sono bravino ma semplicemente perché proprio ne soffro a lasciare i parrocchiani e quindi preferisco starmene a casa. Anche per questo non conosco le lingue. Durante gli anni degli studi teologici avevo studiato il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo ma poi li ho abbandonati per disinteresse. Eppure ne avrei avuto la possibilità.

Lui invece per tutta la vita, fin dai primi anni di sacerdozio, aveva continuato a studiarle e, come già detto anche a praticarle. E non solo le lingue più importanti ma anche quelle di nicchia: olandese, russo, un dialetto indiano, portoghese, polacco, rumeno e chissà quante altre…

727. IN CAMMINO – idem

Pare siano 300 persone… quindi un gruppo consistente. Staremo a vedere. Intanto stamattina ho dato incarico a Lorenzo e alla Flavia di fare un salto dal RAFFAELLI per acquistare thè, merendine, bicchieri ecc. perché immagino che avranno bisogno di rifocillarsi ogni tanto dovendo camminare per tutta la notte.

L’unica esperienza in merito che ho è la marcia diocesana organizzata dalla pastorale diocesana una decina di anni fa. Era un gruppo modesto, non più di una cinquantina di persone e poi non entrarono in chiesa ma si fermarono sulla piazza del mercato. Quella sera pioveva forte e quindi ritardarono. Avevamo preparato la pizza che però divenne immangiabile.

Anche il momento di pregheira non andò bene perché avevamo preparato un palchetto ma senza copertura per cui restò inutilizzato. D’altra parte non potevamo fare diversamente visto l’affollamento di turisti – eravamo come quest’anno all’inizio della stagione – e di curiosi che pensavano a una corsa a piedi… in notturna.

Quando arrivò l’Arcivescovo Plotti, tutto bagnato come un pulcino, capirono e se ne andarono perché non avevano voglia di prediche…

Ricordo anche che c’era un certo nervosismo perché avevano bisogno d’essere riaccompagnati al luogo di partenza dove avevano lasciato le macchine ma a quell’ora, era verso mezzanotte, non riuscivo a trovare nessuno per questo ulteriore servizio.

Avevo giurato di non accettare mai più esperienze di questo tipo ma pensando a tutto il bene che il “curatino” e i padri che si sono succeduto dopo di lui, primo fra tutti padre Ricci, hanno fatto alla nostra gente non me la sono sentita di opporre un diniego.

Dal libretto delle preghiere e dei canti che mi hanno inviato via mail ho visto che si tratta di canti e preghiere a noi sconosciuti. Vorrà dire che impareremo qualcosa di nuovo. Tutto sommato quindi sono contento di questa nuova esperienza.

726. IN CAMMINO – Chi viene a farmi compagnia?

Sabato  notte, intorno alle 23.30, giungeranno al Forte alcuni pellegrini in marcia da Massa a Viareggio per ricordare il celebre “Curatino” di Viareggio  Antonio Maria Pucci (1819-1892).

Si tratta di una figura conosciuta anche al Forte sebbene con il passare degli anni il ricordo cominci a sbiadirsi: era infatti amatissimo dai pescatori, dai marinai, dai costruttori navali, i famosi maestri d’ascia. Ed era soprattutto il paladino dei poveri, degli emarginati… non dimentichiamo che allora i tempi erano durissimi per i poveri!

Oggi però queste categorie di lavoratori non esistono più. Le condizioni economiche sono mutate e non ci sono più i poveri di un tempo che morivano di stenti.

Il “curatino” venne santificato nel 1962 e da allora il culto si stabilizzò a Viareggio grazie anche ai suoi confratelli che si fecero un punto d’onore il mantenere accesa la devozione al Santo.

Chi non ricorda Padre Ricci, l’esorcista famoso in tutta Italia, che dispensava saggi consigli e benedizioni a tutti coloro che avvertivano interiore oppressione?

VENENDO ora all’appuntamento di Sabato notte io so soltanto che i pellegrini varcheranno la nostra chiesa intorno alle 23.30 / 23.45. Non so quanti saranno e nemmeno come intenderanno sfruttare la sosta (un’ora circa).

Forse vorranno cantare qualcosa oppure recitare il Rosario. Non lo so. Avranno bisogno di mettere qualcosa sotto i denti ma se non so almeno approssimativamente quanti interverranno potrei trovarmi in difficoltà.

Comunque sia CHIEDO, se possibile, la vostra collaborazione e poi … speriamo in bene.