665. IN CAMMINO – Aggiornamento e non solo

La seconda lezione d’aggiornamento riguardava l’omelia, la predica, per intenderci. Ha tenuto la lezione un monaco della comunità benedettina di Camaldoli, un monaco giovane e molto preparato.

Non ha detto niente di speciale però alcuni punti mi sono piaciuti in particolare quando ha detto:

1) “Alla predica cerchiamo sempre di dire “NOI” e non “IO” per evitare di creare disagio in chi ascolta ma anche per restare consapevoli che i primi che devono ascoltare – e anche con grande attenzione – la Parola di Dio siamo proprio noi sacerdoti”;

2) “Evitiamo la forma imperativa (es. FATE) e scegliamo la forma indicativa (es. FACCIAMO)”;

3) Quando prepariamo la predica: “chiudiamoci nella STANZA del nostro cuore” e interroghiamoci ma lungo in modo da non chiedere agli altri quello che noi non riusciamo a fare”.

C’è che ha gradito – come il sottoscritto – questi richiami e chi invece non li ha graditi per niente imputando al monaco-relatore una scarsa conoscenza della realtà e delle dinamiche parrocchiali: infatti dobbiamo celebrare più volte, con conseguenti cambiamenti di registro, a seconda che si parli ai piccoli, ai grandi, agli anziani, alla Messa delle 7.00, a quella delle 11.30 ecc.

Subito dopo ho fatto un salto alla facoltà di Chimica farmaceutica per assistere alla tesi di Laurea di Maria, la figlia di Salvatore. Mi aveva espressamente invitato e quindi non ho voluto deluderla anche se la presenza mi è costata un certo sacrificio.

La discussione è andata benissimo con un bel 110 e lode. Complimenti!

 

664. IN CAMMINO – reclusi

Stavo ormai riposando quando sono stato all’improvviso svegliato da uno squillo telefonico. Ho lasciato correre ma lo squillo si è ripetuto e quindi mi sono alzato – era il telefono di casa – per verificare.

“Siamo reclusi in sacrestia e abbiamo freddo!”

Erano Gabriele e Paolo che, concluse le prove del coro,  mi avvisavano d’essere rimasti chiusi in sacrestia. Avevo consegnato loro la chiave sbagliata e quindi non potevano… uscire.

La prova si era svolta regolarmente. Anch’io mi ero trattenuto più del solito per presentare l’appuntamento di Martedì prossimo – una veglia di preghiera fra cattolici e ortodossi per la pace -ma poi me ne ero andato a letto. Sbadatamente avevo consegnato la chiave della canonica e non quella della sacrestia…

Dunque, lì per lì, quando ci siamo sentiti mi è venuto da fare lo spiritoso ma poi mi sono contenuto perché era freddo e stava piovendo per cui sarebbe stato sciocco cavarmela con una battuta.

Mi sono vestito alla meglio – giacca e mutande… come i modelli degli stilisti più in voga – e sono sceso di corsa.

“Scherzo da prete”: mi hanno detto. Ma non erano infastiditi anzi li ho trovati sorridenti… Forse già pensavano a cosa avrei scritto sul blog riguardo a questa avventura notturna.

Concludo questa nota “curiosa” con un’altra “seriosa” e cioè che questi cari amici cantori e musicisti meriterebbero un monumento per la dedizione che dimostrano nel portare avanti questo delicato e importante servizio a favore della nostra chiesa.

Grazie dunque e di nuovo le mie scuse per il contrattempo.

663. IN CAMMINO – oggi è un altro giorno…

Sì, è un altro giorno. Sono più tranquillo grazie alle telefonate e alla presenza di persone care che capiscono quanto sia complicato gestire una parrocchia ( e un vicariato ).

Passando all’argomento odierno faccio presente che la signora Merani mette in vendita il quadro esposto in chiesa nei giorni del Natale.

Trattasi di una “Annunciazione” con una figura femminile in primo piano e un angelo stilizzato a lato. La figura ha un atteggiamente dimesso ma non succube: guarda con occhi meravigliati per il privilegio ma non smarriti.

Maria, abituata alla preghiera e alla lettura dei libri degli antichi profeti di Israele, era a conoscenza di quello che poi sarebbe avvenuto e cioè la nascita verginale del Messia. Non sapeva però d’essere stata proprio lei prescelta per questo altissimo compito. Da questo la meraviglia ma non lo smarrimento.

Le braccia sono abbandonate lungo il corpo a indicare la sua piena e pronta disponibilità ad accettare la volontà di Dio. Non c’è traccia di sorriso sul volto perché, sempre conoscendo i testi profetici, sapeva in anticipo che questo servizio di “madre” del Messia le avrebbe comportato sofferenze d’ogni tipo come poi effettivamente sarebbe accaduto.

L’angelo è appena accennato: c’è un richiamo alla tradizione pittorica con uno svolazzo d’ali che però resta sfumato a indicare la realtà spirituale del messaggero di Dio.

Venendo a questioni più concrete la signora chiede per l’opera d’arte una somma fra i 300 e i 500 euro. Non posso dirlo in chiesa e nemmeno pubblicarlo sul bollettino visto che in chiesa non si può fare mercato. Ho scritto sul blog che invece me lo consente.

Chi fosse interessato me lo comunichi che lo metterò in contatto con la pittrice.