519. IN CAMMINO – San Ranieri ’22

San Ranieri è patrono della città e della diocesi di Pisa ma anche “compatrono” della chiesa di Forte dei Marmi.

Non tutti sanno di questo curioso particolare che però è ben segnalato dalla lapide marmorea, redatta in lingua latina, presente sopra l’ingresso della vecchia chiesa (attualmente scuola di musica ecc.).

Oggi a Pisa è festa grande con autorità civili e militari presenti a fianco della Presidenza dell’Opera del Duomo presenti alla funzione religiosa – quest’anno celebrata da Mons. Santucci, già Vescovo di Massa-Carrara- e moltissimi fedeli di ogni parte della Diocesi a celebrare il Patrono.

Veramente la festa ha avuto inizio, come vuole la tradizione, alla vigilia con la “luminaria” con la “biancheria” (i lumini) stesa sulle facciate dei palazzi storici del lung’Arno e la folla festante in giro per la città… Ho letto stamani sul giornale che, grazie a Dio, tutto è andato bene nonostante qualche intemperanza dei più giovani (il “trenino” usava già ai miei tempi!).

Io non sono andato. Mi immagino i commenti.

“Come mai Monsignor Piero Malvaldi, canonico del Duomo, non è presente in tonaca rossa al posto assegnato dal cerimoniere?”

“Se ne sarà dimenticato” -questo il commento più benevolo- “sarà andato al mare” – quello più malevolo.

Il motivo invece è un altro. Avevo il funerale del carissimo Mauro, per tanti anni componente della Compagnia del Ss.mo Sacramento, e non me la sono sentita di rinunciarvi per andare a festeggiare san Ranieri.

Lo festeggerò stasera alla Messa nella nostra chiesa.

 

518. IN CAMMINO – picconato…

Presso la filiale di FDM della Banca Agricole è presente da alcuni mesi alla “cassa” un impiegato proveniente da Càscina, il mio Comune di residenza finché non mi hanno trasferito al Forte.

Abbiamo fatto immediatamente amicizia. Mi racconta le ultime notizie del paese in modo da farmi respirare ancora l’aria di casa (e della parrocchia visto che l’attuale Sindaco e altri esponenti della politica o del sociale sono miei ex-parrocchiani o ex-alunni).

In cambio gli racconto di FDM; delle tradizioni, delle caratteristiche dei paesani in modo che possa ambientarsi sempre di più anche in vista della sua delicata professione a contatto col pubblico.

Ogni tanto gli scappa qualche locuzione tipica del piano di Pisa. Io ormai ho perduto (salvo quando mi arrabbio… quindi praticamente mai!) non tanto l’accento o la calata quanto certe espressioni del dialetto locale.

Così quando le ascolto ne resto felice ripensando ai miei trascorsi.

Stamattina, ad esempio, mentre parlavamo della facilità degli slavi (gli ucraini) nell’apprendere le lingue e al contrario della nostra innata difficoltà gli è scappato proprio uno di questi termini.

“Siamo proprio “picconati” nell’imparare le lingue straniere!”

Subito mi è tornato alla mente l’insegnante di lingua tedesca in seminario, don Achille Nelva (detto familiarmente “belva” perché severissimo) che appunto ci diceva che per farci entrare in testa almeno qualche parola di  tedesco gli occorreva il “piccone”.

Noi dunque non eravamo i suoi “alunni” bensì i suoi “picconati”.

 

 

517. IN CAMMINO – subbia, scalpello e pappagallo…

Stamattina abbiamo disposto il palco, l’altare e le sedie in vista dell’inizio delle celebrazioni nel parco delle Madri Canossiane.

La prima celebrazione sarà Domenica prossima nel pomeriggio alle 18.00; ne seguirà subito dopo un’altra alle 19.00; poi ci sarà la festa di San Giovanni Battista quest’anno abbinata alle festa del Sacro Cuore di Gesù.

Eravamo un gruppo piuttosto consistente di persone e quindi, tutto sommato, abbiamo fatto piuttosto presto. Io sono stato “risparmiato” ma loro hanno lavorato di buona lena tanto che avevano tutti le magliette inzuppate di sudore.

Dopo aver sistemato le sedie abbiamo liberato il palco-mobile ma avendo smarrito gli arnesi adatti non riuscivamo a spostarlo in nessun modo visto che è pesantissimo.

È a questo punto che è saltata fuori l’esperienza e la fantasia degli uomini che, pur in assenza degli strumenti adatti, sono riusciti a risolvere il problema grazie a “subbia, scalpello, pappagallo e fune”!

Con la subbia hanno allentato i dadi, con lo scalpello hanno bloccato il movimento al perno, con il pappagallo hanno svitato le ruote e con la fune hanno trascinato il tutto.

10 e lode!

A mezzogiorno e mezzo siamo andati a mangiare (io… per modo di dire) e tutto è andato al meglio.