Commento al Vangelo di domenica 7 novembre 2021.
361. IN CAMMINO – contrattempi…
Ieri sono tornato da Pisa assai abbattuto…
Avevo un incontro con alcuni confratelli su questioni riguardanti il nostro Presbiterio diocesano. Ero partito da casa con alcune proposte molti interessanti (così pensavo) che ho presentato con entusiasmo ai presenti forte dei “numeri” e del consenso della “base”.
Invece non sono state accolte positivamente, anzi!
Ho cercato quindi di “perorare la mia causa” con tutti gli argomenti possibili e immaginabili ma non c’è stato niente da fare. Non c’era il clima adatto alle mie proposte almeno all’apparenza.
Così al momento della votazione ho dovuto soccombere: un voto a favore (il mio) e nove voti contrari. Ho capito però che se ci fosse stato il voto segreto avrei vinto alla grande!
Ecco spiegato il mio abbattimento! E anche un certo qual desiderio di rivalsa, ma non posso andare oltre per non tradire la consegna del silenzio. Però ho scacciato subito la tentazione.
In questi giorni si fa un gran parlare di cammino sinodale ma guardate che è proprio difficile camminare insieme anche per noi sacerdoti. Però bisogna accettare con umiltà cristiana di essere contraddetti e posti in minoranza. Evidentemente mi è mancato un sufficiente “discernimento”.
Avrei dovuto pensarci di più e meglio.
360. IN CAMMINO – Padre Stefano
Non me lo aspettavo.
Sì, non me lo aspettavo che un umile frate francescano cappuccino avesse l’onore di un trafiletto sul Corriere (inserto del Corriere fiorentino).
Mi riferisco a Padre Stefano Capri del convento di San Giusto a Pisa. Lo avevo conosciuto quando, parroco a San Casciano di Cascina, mi fermavo ogni tanto al convento per qualche ora di riposo e di riflesione/preghiera.
Era lui, insieme col guardiano Padre Beppe, che mi accoglieva sorridente e premuroso. Avevo saputo che con la chiusura del convento era stato trasferito a Livorno ma continuava ad abitarlo, in solitudine, per non abbandonare del tutto i suoi amici di sempre.
Ieri, all’improvviso, mi è balzato agli occhi questo struggente trafiletto in cui – quasi fosse ancora vivente – si accenna alla sua figura e alle sue qualità di uomo e di frate.
Mi piace riportare una piccolissima parte dell’articolo a firma M. Kavalici che mi scuserà se lo riporto visto che la riproduzione è riservata: è troppo bello!
“Nozioni bibliche e filosofiche sono alla base dei suoi persuasivi e mai banali discorsi, dal pulpito come per la strada. L’obiettivo è di (…) sintonizzare sulla sua stessa lunghezza d’onda chi non ha tempo per credere. (…) E tutto questo mette al servizio della sua crociata, dentro e fuori il convento di San Giusto che è la casa sua e di tutti per quasi sessant’anni”.
Riposa in pace, carissimo figlio di San Francesco e prega perché il Signore conceda nuovi fratelli francescani buoni e saggi come te.