335. IN CAMMINO – Festa liturgica di San Pio

Rispetto alle feste degli anni passati non c’è confronto: alla prima Messa eravamo una ventina e a quella delle 10 appena 12. Davvero pochi. Però, come mi ha fatto notare un signore che viene tutti gli anni da Massa, negli ultimi due anni è andata peggio!

Può darsi che stasera, alla Messa solenne, ci sia qualcuno in più. Vi prego quindi di passare voce.

Come ogni anno ho preparato per offrirlo ai presenti il maxi-santino con una paginetta tratta dall’epistolario di Padre Pio. In chiesa è presente il testo completo. Qui sul blog, prima lo riassumo e poi mi fermo un attimo a commentare una mezza frase davvero illuminante.

Dunque Padre Pio scrive che gli assalti del demonio non ci devono condizionare più di tanto perché il Signore ci è vicino, ci protegge e ci consente di  partecipare alle sue sofferenze-umiliazioni-angosce e questa è la sintesi.

Quanto alla frase illuminante scrive che “se il Demonio ti crea problemi di continuo con tentazioni, discordie familiari, umiliazioni ingiuste ecc. VUOL DIRE CHE NON SEI SUO SCHIAVO; se invece non hai tentazioni di sorta e relativi peccati tanto che non pensi nemmeno a confessarti, se tutto ti va bene… FAI ATTENZIONE PERCHÈ PUÒ DARSI CHE SIA GIÀ RIUSCITO A GHERMIRE LA TUA ANIMA”

334. IN CAMMINO – L’Assemblea

L’assemblea vicariale non è andata benissimo. Anch’io ho le mie responsabilità perché mi è sfuggita una mail in cui si riportava lo schema per la discussione. A mia parziale discolpa il fatto che sono inondato di mail al punto che non ho il tempo per controllarle tutte con attenzione come sarebbe invece necessario.

“Sinodalità” significa “camminare insieme” ma il “camminare” della Comunità ecclesiale non è una semplice scampagnata. Il camminare ha un traguardo immediato che è la nostra santificazione (in questo caso si intende l’amore incondizionato per Gesù al di là delle nostre fragilità di natura e la fedeltà ai nostri impegni) e quello prossimo la salvezza dell’anima.

In questo camminare siamo tutti fratelli ma, come dice Sant’Agostino rivolto ai suoi fedeli, “con voi sono pecorella del gregge; per voi sono pastore” il sacerdote ha, in forza dell’ordinazione sacerdotale e del mandato del Vescovo, il compito di guidare quella quella porzione di popolo che gli è stata affidata. E di questo ne risponderà davanti a Dio.

Privare il gregge della sua guida è condannare lo stesso allo sbandamento e all’abbandono come la storia di questo ultimo trentennio ci insegna.

Purtroppo anche noi sacerdoti abbiamo non solo perduto lo smalto dei nostri predecessori ma siamo sprofondati in meschinità assurde. Non sono solito esprimere giudizi perché quello che potrei rimproverare ad altri potrei rimproverarlo a me stesso ma certi errori clamorosi come quelli di cui leggiamo in questi giorni sui giornali distruggono la nostra credibilità soprattutto agli occhi delle nuove generazioni ce, non a caso, si sono allontanati e non torneranno più!

 

333. IN CAMMINO – Medaglia d’oro

Può darsi che tutto dipenda dal numero cospicuo di medaglie realizzate dagli azzurri alle Olimpiadi o della vittoria dell’ Italia all’Europeo o delle affermazioni ciclistiche di Ganna o della vittoria delle squadre di pallavolo o dei risultati dei nostri atleti nel tennis ma mai come oggi sto incontrando difficoltà a gestire il catechismo…

La scuola non ha problemi perché se un ragazzo che rientra nell’obbligo scolastico non frequenta arrivano a casa i carabinieri. Per il catechismo invece, che pure è scuola, tutte le scuse sono buone per non frequentare.

Oggi, come scrivevo sopra, c’è una parolina che affascina i genitori e impedisce ai ragazzi un percorso serio di formazione cristiana.

La parola magica è “competizione“!

“Il bimbo ( o la bimba ) fa nuototennisdanzacalcioequitazionepattinaggio a livello di competizione e quindi non può venire al catechismo perché ha l’allenamento e il mister altrimenti lo/la esclude“.

Le mie (pacate) osservazioni e cioè che a causa dell’ epidemia non ho la possibilità di avere aule e maestre disponibili come negli anni precedenti e quindi sono costretto a razionalizzare tempi e luoghi non valgono a niente!

Avverto un certo sconforto perché i ragazzi fin da piccoli devono aver ben chiaro che l’unico che vince sempre la medaglia d’oro è il Signore e che la competizione rischia di farci diventare crudeli con il prossimo.  E al catechismo si impara a mettere il Signore al primo posto e a vivere da fratelli e sorelle senza competizioni di sorta.

Senza contare che queste scelte dei genitori li priveranno dei momenti più belli della loro fanciullezza.

Sbaglio?