392. IN CAMMINO – brrr…

Sono rimasto chiuso fuori di casa e ho patito un bel po’ di freddo. Sono uscito in fretta e furia per incontrare don Alex e definire i dettagli per la collaborazione di don Martin – che verrà nei prossimi giorni ad aiutarci – e ho dimenticato di prendedere le chiavi.

Mentre passeggiavo, avanti e indietro, lungo la stradina a lato della canonica pensavo a coloro che sono senza casa, costretti a vivere arrangiandosi in qualche modo. Ne conosco personalmente alcuni che vengono ogni tanto a chiedere un aiuto. La cosa drammatica è che hanno tutti famiglia e parentela ma sono stati allontanati per un motivo o per un altro. Che dispiacere per loro soprattutto ora che si avvicina Natale!

E poi ho pensato ai profughi accampati nelle foreste dell’Europa dell’est, a quelli sulla costa francese, ai siriani nelle isole della Grecia, ai nostri in varie parti d’Italia.

Pensando a loro mi sono messo a pregare. Per loro e con loro perché sono certo che anche loro faranno lo stesso: quando le cose vanno male e la paura ci assale viene spontaneo affidarsi a Dio al di là del nome con il quale si onora.

Il Natale si avvicina. Come avrete notato dal bollettino parrocchiale ho deciso di anticipare alle 21.30 la Messa solenne di mezzanotte. Il momento non è facile perché l’epidemia continua a fare il suo corso e non se ne vede la fine. Per di più le previsioni meteo sono brutte: acqua e vento per tutti e tre i giorni della festa. Attendere la mezzanotte sarebbe assurdo. Spero che, pur con tutti questi contrattempi le feste trascorrano serenamente per tutti.

Vi anticipo gli auguri. Poi, nei prossimi giorni, tornerò sull’argomento.

391. IN CAMMINO – Don Piero l’indiano

Fra i numerosi doni di Natale che ho ricevuto in questa settimana, tutti graditissimi, c’è stata anche una confezione di fiale per curare la calvizie con tanto di lettera pubblicitaria d’accompagamento che recava “non è mai troppo tardi per recuperare una folta capigliatura che ti farà apparire più giovane”.

Sebbene il detto classico suoni “curiositas feminarum” anch’io che pure sono un sacerdote ho ceduto alla curiosità femminile e, lette le istruzioni per l’uso, ho deciso di sperimentare la lozione.

La sperimentazione è andata male.

Le istruzioni erano precise ma io sono stato maldestro nel metterle in atto finendo per fare una figura ridicola agli occhi dei miei amici che si sono fatte un bel po’ di risate.

Le istruzioni dicevano che il farmaco, approvato ecc. ecc., “una volta versato sul bulbo pilifero agisce da stimolante, come prova il rossore cutaneo conseguente, con risultati estetici positivi nel giro di poche settimane”.

Ho versato dunque la preziosa lozione sul cranio spelacchiato e ho iniziato a massaggiare la parte con vigore (sempre nel rispetto delle istruzioni) incurante del fatto che buona parte della stessa mi era gocciolata sulla fronte, sulle guance, sulle orecchie, ovunque.

Guardandomi poi, felice, allo specchio mi sono subito allarmato rendendomi conto che era “sopravvenuto” un antiestetico rossore su tutta la faccia tanto da farmi apparire simile al famoso Toro Seduto, dalle guance colorate, che contendeva i territori indiani a Buffalo Bill.

Se ne sono accorti anche i mei amici che, ridendo di gusto, mi hanno suggerito di mettere una penna d’oca fra i capelli per essere ancora più somigliante al grande capo indiano.