387. IN CAMMINO – Verso Roma

Sono partito prestissimo, stamani. Mi stanno aspettando a Roma. Pare che mi abbiano nominato Papa… Anche se fosse vero state tranquilli che, come prima cosa, sposterò il Vaticano a Forte dei Marmi e nominerò cardinale Renato…

È più facile invece che mi retrocedano a cappellano per demeriti nell’am- ministrazione del patrimonio Faci. In quel caso però ricordatevi che la colpa non è stata mia. Io ho cercato di fare al meglio ma le cose sono andate male.

Ora, passando a fare discorsi seri, il problema è serio perché l’epidemia ha colpito duro anche le società che amministro.

Il negozio di oggetti sacri (calici e simili ma anche vestiario liturgico e tutto ciò che ha a che fare con le celebrazioni) è andato in rosso per mancanza di clienti. Lo stesso gli alberghi soprattutto quello di Montecatini. Gli affittuari non pagano o pagano soltanto una parte… insomma la situazione è la stessa di tutte le famiglie e di tutti gli esercizi commerciali.

Però le tasse vanno pagate. Come pure gli stipendi ai dipendenti. E così i mutui e tutto il resto. È chiaro quindi che tutto il comparto è andato in forte sofferenza ed è difficile individuare delle soluzioni al momento.

Io, per fortuna, non sono amministratore in senso stretto ma soltanto revisore: devo certificare le “sofferenze” e individuare, nel caso ci fossero, delle soluzioni da prospettare al Consiglio d’Amministrazione ma come ho già detto non so proprio cosa dire. I consiglieri mi guardano per vedere se mi è venuta qualche idea ma c’è poco da guardarmi… i soldi non ci sono!

Una soluzione ci sarebbe: se l’epidemia cessasse, tempo un anno o poco più, Roma tornerebbe ad affollarsi, gli alberghi a lavorare, i negozi a vendere ecc. e tornerebbe il sorriso come era prima della pandemia.

Speriamo bene!

 

386. IN CAMMINO – amici che ci lasciano

Dedico questa nota giornaliera ad alcuni amici carissimi che ci lasciano, almeno per qualche tempo visto che poi ci ritroveremo tutti… in cielo.

Enrico Pieri, conosciutissimo in tutta Europa e non solo, conobbe ad appena 10 anni quanto fosse cattiva la guerra: ebbe la famiglia sterminata dalla furia delle SS tedesche in quel tragico mattino del 12 Agosto 1944.

La cicatrice di quell’evento tanto doloroso se l’era portata dentro, nel cuore, in silenzio, esule per lavoro in terra straniera, per tutta la vita finché, da uomo di grande e rara umanità qual era, non si era sciolto aprendosi al perdono cristiano.

Ricordo quando, molti anni indietro, mi recai a trovarlo insieme con un sacerdote tedesco che voleva sapere come erano andate le cose… Con fare garbato e con parole gravi ma davvero cristiane gli spiegò che tutto il suo impegno teso a far chiarezza sulle responsabilità nasceva dalla giustizia e non dall’odio o dal desiderio di vendetta. E aggiunse che era contento nel vedere la partecipazione proprio delle autorità tedesche a chiedere la condanna di chi si era macchiato di quelle atrocità.

Domenica prossima lo ricorderemo all’altare del Signore che lo accolga in paradiso insieme ai suoi cari familiari, alle tante vittime di allora, al parroco di allora che morì insieme ai suoi fedeli.

Oggi poi celebro il funerale del caro Massimo Polacci. Uomo di poche parole e di forti sentimenti. Non amava le smancerie ma aveva il cuore grande. E riusciva dimostrarlo in famiglia e in paese. Nell’occasione dell’ictus di molti anni addietro gli feci visita e da allora mi è sempre stato vicino insieme con la moglie e la sorella pronto a darmi una mano per qualsiasi problema. Il Signore lo ricompensi come sa. Un abbraccio a tutti i suoi cari familiari.