228. IN CAMMINO – Catechismo

Domani concludo il corso “multiclasse e in presenza” per i ragazzi di prima Comunione (4a el.) Le lezioni continueranno a piccoli gruppi per la preparazione immediata. È stato un corso impegnativo per me, per le catechiste, per i genitori e per i bimbi. Però, grazie a Dio, è riuscito tutto bene. Spero che anche queste ultime lezioni, sebbene – ripeto – svolte a piccoli/ssimi gruppi possano riuscire bene ugualmente.

E gli altri gruppi?

Allora, per i più piccoli, quelli di 2a elem., non so cosa dirvi. All’inizio dell’anno avevo affidato il compito di insegnare la “storia” di Gesù ai genitori consegnando loro il fascicolo e un Vangelo illustrato. Spero che abbiano preso sul serio il compito affidato.

I bimbi di 3a el. hanno frequentato in presenza il corso in preparazione alla Confessione: un gruppo con me e le Maestre in chiesa e l’altro, dalle Canossiane con Madre Anna Maria. Sono stati bravissimi. Anche i genitori, presenti alla festa della riconciliazione (oggi si chiama così) sono rimasti soddisfatti del grado di preparazione raggiunto.

Per i ragazzi di 5a c’è da fare un discorso più articolato. Alcuni infatti hanno frequentato il corso di Prima Comunione mentre altri quello di post-Comunione. Li ho seguiti poco o niente. Ma le/i  Maestre/i e le Suore hanno svolto la loro parte egregiamente e le ringrazio sentitamente.

Per le Medie, almeno per la prima e la seconda Classe, le presenze sono state modeste. Alcuni corsi si sono tenuti in presenza mentre altri in DAD. Il lavoro dei/lle Maestri/e è stato notevole. Di più non potevano proprio fare. La terza classe ha avuto un buon numero di presenze: sono gli adolescenti che si preparano alla Cresima! Per gli assenti, giustificati o non, terrò un corso “speciale” nel mese di Luglio.

Infine i nostri carissimi adolescenti dei primi anni delle superiori: sono quelli che ci danno più soddisfazioni/preoccupazioni. Le Maestre e la Suora li seguono a distanza con tanto amore… Da notare, e questo vale per tutte le Maestre e i Maestri, che sono persone che sono impegnate, hanno famiglia, professione, responsabilità varie eppure riescono a trovare il tempo anche per seguire i ragazzi. Meriterebbero un monumento!

Ai grandi penso io direttamente inviando qualche mail ogni tanto. È un modesto “filo” che che però si mantiene negli anni e mi dà molta soddisfazione anche se talvolta i rapporti si interrompono perché cambiano indirizzo e non me lo comunicano… birbanti!

 

227. IN CAMMINO – Incidente sul lavoro

I brevi filmati che pubblico settimanalmente a favore dei più piccoli e di coloro che non possono venire in chiesa perché anziani o ammalati o timorosi o impossibilitati mi impegnano assai prima di tutto perché devo concentrare in pochi minuti quello che voglio dire e poi perché, almeno in alcuni casi, devo trasferire all’esterno il “set” della trasmissione.

Così, ad esempio, quando mi sono messo a pensare a cosa poter dire e a come ambientare il passo del Vangelo di Domenica prossimo – si tratta del racconto del pastore buono – mi sono reso conto che avrei dovuto mettermi alla ricerca di un pastore e di un gregge per riuscire a far capire qualcosa ai bambini (ma anche ai grandi).

Pensa e ripensa mi è venuto in mente l’amico Giacomo, un giovane di Forte dei Marmi, bravissimo, che ha realizzato il suo sogno di bambino riuscendo a farsi un bel gregge di pecore… L’ho contattato e avuto il suo consenso son andato seduta stante a trovarlo, in un prato poco distante dal paese, per realizzare il servizio.

Ho preso il camice bianco da celebrazione, il messale e, abbandonata la macchina sul ciglio della strada, ho iniziato a percorrere il breve tratto di campagna che mi separava dal gregge.

C’è da dire che ero euforico perché amo moltissimo gli animali e anche soltanto l’idea di incontrare delle pecore mi dava gioia.

Ma a un certo punto sono incappato in un incidente… Per raggiungere il gregge c’era da attraversare un fossato: non ho preso nemmeno la rincorsa tanto mi sembrava facile l’impresa. Ho alzato il camice, ho stretto forte il messale, ho fatto un balzo e … ci sono finito dentro. Ovviamente nel fosso c’era l’acqua.

In un attimo mi sono trovato faccia a terra con il camice aggrovigliato e infangato, il messale sbalzato in mezzo alle pecore che belavano curiose, il cane-da-guardia furioso perché un intruso si era infilato nel gregge e l’amico Giacomo assai preoccupato per la mia salute.

Con l’aiuto di Giacomo (che mi ha sollevato da quella spiacevole posizione) e del cane (che ha allontanato un montone che mi stava prendendo di mira… ci mancava anche quella) mi sono rialzato e ho dato inizio alla spiegazione del Vangelo.

Se dunque guardate il video non fate caso agli abiti sporchi, al fraseggio incerto e alla pecore a dieci centrimetri da mio naso: mi stavo giusto rialzando.

 

226. IN CAMMINO – Ricordi

Qualcuno, leggendo il mio articolo di ieri, ha “osato” mettere in dubbio il mio passato di allenatore negli anni 1975-1980 a Pontedera. Vengo quindi a offrire ulteriori dettagli pronto a mettere in rete anche le foto come pezze d’appoggio alle mie dichiarazioni.

Sono stato allenatore di sport di nicchia: il tennis-tavolo spregiativamente detto pinghe-ponghe e il baseball detto …. (irriferibile).

Venni scelto per questo duplice prestigioso incarico perché… non lo voleva fare nessuno e siccome io ero il vice-parroco e dovevo dire sempre di sì, “obtorto collo”, fui costretto ad accettare.

Il ping pong mi dette molte soddisfazioni: tornei vinti alla grande, pioggia di medaglie di tutti i tipi, campionati vinti (grazie al dottor Iori che pagava la benzina per i trasferimenti). L’unico problema era che dovevo passare ore e ore a palleggiare con gli atleti: loro si davano il cambio mentre io restavo, impavido, al mio posto circondato da un nuvolo di “palle” (da cui la nota espressione “che …..  !”)  che andavano e venivano finché, stremato, li mandavo tutti a casa e chiudevo d’imperio la seduta d’allenamento.

Anche il baseball mi gratificò moltissimo, almeno verso la fine della prima e ultima stagione di competizione. Avevo istruito ben bene i miei giovani atleti circa le regole del gioco ma perdevamo tutti gli incontri perché, meschini, roteavano la mazza a vuoto senza mai ribattere la palla. Io però li blandivo offendo loro un bel gelato a tre gusti dopo ogni incontro perduto e questo ci consentiva di andare avanti senza contestazioni da parte dei genitori. Per forza! I ragazzi tornavano a casa sempre contenti

Ma a metà campionato avvenne un episodio che ribaltò le carte in tavola. Era giunto in parrocchia un ragazzotto di nome Josè che dimostrava interesse per la disciplina. Veniva dal Texas ma era di lingua spagnola. Lo accolsi benevolmente nella squadra e, dietro sua insistenza, gli affidai il ruolo di battitore. Al primo lancio colpì la palla con tanta forza che superò le reti di contenimento e planò, dopo aver rimbalzato un paio di volte (per fotuna), sul cofano di una macchina provocando un ammaccamento e le conseguenti ingiurie ecc. dello sfortunato guidatore.

Lasciai al parroco e all’assicurazione di dirimere la contesa per il cofano ammaccato e nominai seduta stante il caro Josè “capitano” della squadra. Da quel momento il campionato fu una vera e propria passeggiata: vincevamo sempre e ovunque tanto che ormai eravamo diventati una leggenda.

Ricordo ancora con viva soddisfazione le convocazioni al campo CONI a Tirrenia, per gli allenamenti collegiali ecc. stavolta sotto la direzione di un vero allenatore, un signore grande e grosso che mi costringeva a correre dietro a lui col dire che l’allenatore doveva essere sempre e perfettamente in forma.

Nel corso di uno di questi allenamenti collegiali mi strappai di brutto i pantaloni in mezzo alle risate degli astanti. Quell’episodio increscioso mi condizionò a tal punto che pochi giorni dopo passai la mano a favore del predetto signore con grande dispiacere dei miei giovani atleti (il nuovo allenatore infatti, lucchesaccio sparagnino, gli aveva negato da subito la gioia del gelato col dire che non rientrava nella dieta dei veri… atleti).