142. IN CAMMINO – Immacolata

La Novena dell’Immacolata si tiene ogni giorno all’inizio della Messa con un’appendice al termine. È poca cosa perché ci limitiamo alla lettura della famosa preghiera di San Bernardo, all’inizio, e alla consueta Ave Maria al congedo dei fedeli.

Negli anni passati cantavamo l’inno all’Immacolata, alcuni anni quello in italiano, altri anni quello in latino ma quest’anno non è possibile per le ormai note prescrizioni sanitarie che proibiscono i canti in assemblea onde evitare possibili contagi.

Oggi, per voi e per i vostri cari, trascrivo qui di seguito l’antico testo di lode alla Vergine Immacolata, in lingua latina, che eravamo soliti cantare nella tradizionale melodia gregoriana.

Voglio dedicarlo alla signora Barbara (del turno A di pulizia della chiesa) dato che ho scoperto casualmente che ha frequentato come me il “classico”… ed era bravissima!

Poi nel filmato che vi proporrò nel giorno dell’Immacolata ve lo farò anche ascoltare.

Tota pulchra es Maria  –  et macula originalis non est in te!

Tu gloria Jerusalem  –  tu laetitia Israel

Tu honorificentia populi nostri  –  tu advocata peccatorum

O Maria

Virgo prudentissima  –  mater clementissima

ora pro nobis  –  intercede pro nobis

ad Dominum  Jesum  Christum

141. IN CAMMINO – mascherina

Ombrelli, cappelli e adesso anche mascherine.

Da sempre perdo ombrelli e cappelli. È una cosa incredibile. Giusto ieri sono uscito col cappello e sono rientrato senza… Mi sono messo a pensare e ho deciso di rifare lo stesso itinerario per vedere di recuperarlo. È un cappello di poco valore ma essendo ammosciato dall’uso prolungato ha il pregio di entrare nella tasca del cappotto e questa è una garanzia contro lo smarrimento.

Niente da fare. Ho girato in lungo e in largo come una trottola ma non sono riuscito a ritrovarlo e quindi ho rimediato dall’armadio un goffo cappello a visiera con tanto di paraorecchi che mi rende decisamente ridicolo. E va bene. Pazienza.

Ma adesso il problema si pone anche con la mascherina. Quando sono fuori casa o in chiesa la tengo ma poi, una volta rientrato, la tolgo e il più delle volte  non ricordo dove l’ho lasciata.

E così quando suonano alla porta ed è necessario indossarla ed ecco il dramma.

“Drinn… Drinnn…”

Dov’è la mascherina? Ah, eccola…

“Vengo subito”!

L’occhio si è fermato su una mascherina abbandonata… Ma è la mia o quella di …    Non sono molto quelli che circolano per la canonica ma qualcuno c’è e quindi il problema si pone. Meglio controllare.

Intanto chi è fuori suona di nuovo e per farsi meglio udire picchia anche con le nocche sulla porta.

Non è la mia, accidenti, è quella della Flavia (è una super-mascherina rinforzata… in pratica sono tre mascherine cucite insieme). Eccone un’altra ma non può essere la mia perché ha uno sbaffo rosso e io non uso il rossetto.

“Eccomi, eccomi”.

Eccola finalmente. Ma sarà meglio quella chirurgica o la FFP2 visto che chi suona-bussa-chiama fuori della porta è uno sconosciuto o almeno così mi sembra dal colore degli occhi.

Opto per quella chirurgica perché è a portata di mano e intanto chiedo:

“Chi è ?”

“Sono Mascherina, (è un soprannome assai comune a Forte dei Marmi) ho bisogno di fare una parola”.

Incredibile, vero?

 

 

140. IN CAMMINO – Elogio della colazione (in compagnia)

Finalmente siamo tornati a “vederci”… Vederci per modo di dire perché eravamo “nascosti” dalla mascherina ma è stato sufficiente per ritrovare il buon umore.

Eh sì, stamattina ho rivisto finalmente l’amico Alberto che è riuscito a sgattaiolare da Pietrasanta, dove abita, fino al Bar Soldi proprio per per potermi incontrare.

“E se ti avessero fermato?”, gli ho chiesto.

“Avrei risposto che andavo dal mio amico don Piero”, mi ha risposto!

Ormai da anni siamo soliti incontrarci quando al Bar Roma, quando dal Soldi, insieme con Dionigi, per fare colazione e per scambiare una parola prima di iniziare la giornata. È una sorta di “buon giorno” che ci fa bene. Il tutto dura pochi minuti fra consumazione e quattro passi ma è davvero salutare vederci e scambiarci un saluto.

Prima c’era anche Gigi a farci compagnia. Ora che lui è in cielo siamo rimasti in tre (anzi in quattro perché anche la Lola partecipa) a fare gruppo.

Devo dire che quella della colazione insieme è un’usanza che ho imparato ad apprezzare nel corso degli anni. Dapprima la ritenevo una perdita di tempo e una spesa superflua. Quando ero vice-parroco a Pontedera, ad esempio, mi rifiutavo di partecipare all’appuntamento della colazione con gli altri sacerdoti della città. Mi ostinavo, inventando scuse impossibili, a starmene da solo quasi mi sentissi superiore ma non mi rendevo conto di sbagliare.

Col tempo invece ho imparato ad apprezzare questo momento: mi sono reso conto non solo di non perdere tempo ma anzi di valorizzarlo né più né meno come quando si prega perché lo stare insieme in amicizia, anche se per pochi momenti, infonde serenità.

E anche se poi il colesterolo ne risentisse, beh ci limiteremo al caffè.