Corona virus 43

La liturgia odierna celebra la FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA. Una parola per spiegare di cosa si tratta e poi, come ogni Domenica, uno schema per la preghiera nella “chiesa piccola”, cioè in famiglia. Può sembrare singolare questa dizione ma in effetti nei documenti magisteriali e nel catechismo la famiglia è definita proprio così: PICCOLA CHIESA.

Dunque cosa vuol dire, in parole semplici, Divina Misericordia. Per capire è  sufficiente leggere con attenzione la parabola del “babbo buono”(o del figliuol prodigo). Il Padre della parabola, nonostante abbia sofferto moltissimo per l’abbandono del figlio, non smette di aspettarlo ed è pronto ad abbracciarlo non appena torna a casa. Così il Signore, nonostante gli abbandoni, i tradimenti e gli insulti, non si lascia scoraggiare, non si vendica ma resta sempre disponibile a perdonarci. SEMPRE! A patto, naturalmente, che siamo disposti almeno a chiedergli scusa…

Non è una novità. Lo so. Ma evidentemente c’era bisogno che Gesù, attraverso suor Faustina – una suora mistica – , ce lo rivelasse di nuovo perché forse qualcuno era così schiacciato dal senso di colpa da non riuscire più a credere alla possibilità d’essere perdonato.

Detto questo facciamo il segno della Croce e cominciamo. La mamma guidi la preghiera.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. AMEN

Il Signore sia con voi. E CON IL TUO SPIRITO

Fratelli, riconosciamo i nostri peccati: CONFESSO A DIO ONNIPOTENTE…

VANGELO: Gesù risuscitato apparve agli Apostoli che, ovviamente rimasero molto contenti. Quel giorno però non erano tutti presenti: ne mancava uno, Tommaso. Quando gli riferirono che Gesù era risuscitato ed era apparso davanti a loro non volle crederci e disse: “Non è possibile, avrete visto un fantasma. Io, per credere che Gesù sia davvero risuscitato voglio, vedere i buchi dei chiodi nelle mani”.  Gesù lo prese in parola e in una successiva apparizione gli disse: “Avvicinati, Tommaso e metti pure la mano nei buchi del chiodi”. Tommaso rimase mortificato. Chiese perdono e si rivolse a Gesù dicendogli: “Non c’è bisogno. Tu sei il mio Signore e il mio Dio”.

PREDICA: Anche oggi ci sono tante persone che dicono come Tommaso: “Se non vedo, non credo”. Secondo loro Gesù dovrebbe stare continuamente a fare miracoli per essere creduto. Ma poi quali miracoli dovrebbe fare?  La natura, il mare, l’acqua,i fiori, le farfalle non sono già miracoli? Non è sufficiente ammirare la natura per capire che Lui c’è  e che ci vuol bene? Ha ragione Gesù quando dice che se uno non vuol credere non c’è niente da fare (leggi la parabola del povero e del ricco).   Al contrario, se uno crede, allora riesce immediatamente a vederlo: vede Gesù sofferente nel volto di chi muore soffocato dal virus, lo vede nel medico che si sacrifica per i suoi pazienti, nel volontario che aiuta i poveri, nel prete che consola chi è solo ecc. Insomma, avere Fede è come mettersi gli occhiali: si vede subito dov’è Gesù anche quando prova nascondersi come in tempo d’epidemia.

PREGHIERA DEI FEDELI: Preghiamo per coloro che, in questo tempo d’epidemia, hanno paura: paura di morire ma anche di perdere il lavoro, di non riuscire più a mantenere la famiglia…

COMUNIONE SPIRITUALE: O Signore, guarda che non ce la facciamo più. Basta, ti preghiamo. Promettiamo di volerti più bene, di volerci più bene, di rispettare la natura, di rispettare gli animali. Aiutaci!

PREGHIERA ALLA MADONNA: Ave Maria

AVVISO: Oggi, alle 11.30, grazie alla collaborazione della sig.ra Seveso, l’emittente locale NOI TV (canale 10) trasmetterà la Messa celebrata nella nostra chiesa. Ci vediamo?

 

 

 

Corona virus 42

Inizio subito con un pensiero per il carissimo Sirio Giannelli che oggi affiderò al Signore con la preghiera e la benedizione esequiale. Aveva molte doti: intelligenza, professionalità, generosità ecc. In questo momento mi preme sottolineare l’aspetto a me più conosciuto e cioè il suo “culto” per la famiglia. Quando la moglie Luigina morì venne a chiedermi la possibilità di ricordarla in  qualche modo. Gli suggerii un dono per la chiesa, allora priva di un quadro raffigurante Santa Barbara: dall’archivio infatti avevo scoperto che, subito dopo la terribile esplosione del polverificio, i miei predecessori avevano pensato a realizzare un dipinto da affiancare alla Reliquia ma poi non se ne era fatto più di nulla in quanto la devozione alla Santa era andata scemando con la chiusura dello stabilimento Sipe.   A me invece sembrava doveroso ricordare quell’episodio drammatico che aveva spento tante vite giovani… certe radici paesane fatte di sacrifici e lacrime non vanno dimenticate a mio sommesso parere.   Sirio accolse il mio invito e passò all’opera.   Mi chiese il permesso di scegliere come “modello” per il dipinto una persona lui carissima: la moglie Luigina che, a suo dire, aveva  servito la famiglia da “santa”. E così avvenne. Lui stesso, con l’aiuto di un maestro di pittura, ne modellò il volto e tutto il resto. Quando venne inaugurato e posto in chiesa si commosse. Ma la commozione maggiore l’avvertimmo noi nel considerare l’amore che continuava a legare i due coniugi al di là della morte.  Mi ha detto Massimo che qualche giorno prima di morire gli ha detto che a breve sarebbe andato in Paradiso. E così è stato: un ultimo sguardo, amorevole, al figlio ed è tornato a fare coppia con la sua Luigina.

Adesso una breve riflessione per voi amici che siete soliti farmi compagnia aprendo giornalmente    chiesadelforte.it   . Vi ringrazio della vostra partecipazione anche se a distanza. Mi dà molto conforto osservare che quotidianamente molti aprono, leggono e ne partecipano anche altri amici… Sembra dunque che l’epidemia rallenti il suo percorso e si intravveda la possibilità di riaprire al culto, sebbene con molte limitazioni, le chiese. Questa chiusura forzata è stata un ATTO DI AMORE a favore degli anziani e dei giovani a evitare un possibile contagio. Non un DISPETTO o peggio ancora una scelta politica come qualche malevolo ha pensato e… scritto (ho letto alcuni insulti riferiti a papa Francesco davvero terribili). Del resto abbiamo fatto lo stesso anche noi con le persone più vicine e più amate. Certo, adesso sentiamo il bisogno di tornare a frequentarci e a frequentare i Sacramenti. Viviamo dunque queste ultime settimane con lo stesso impegno a stare in casa in modo che il virus allenti definitivamente la presa. E naturalmente non dimentichiamo di pregare.

 

Corona virus 41

Mi hanno chiesto di scrivere un articolo sul carisma di don Divo Barsotti. Mi piace presentare anche a voi affezionati lettori la figura di questo grande mistico prossimo, io spero, alla beatificazione.

Don Divo. Lo conoscevo per sentito dire. Ero amico di suo fratello che veniva, pensate…, a confessarsi da me allora giovanissimo sacerdote e vice-parroco a Pontedera. Pure lui era sacerdote e talvolta mi parlava del fratello conosciutissimo in tutta Italia e all’estero per la profondità della sua spiritualità e la ricchezza della sua produzione letteraria.

Frequentando il monastero benedettino di Gricigliano a Pontassieve avevo provato a fargli visita alla casa San Sergio a Fiesole ma non ero andato oltre a un saluto peraltro molto cordiale.

Ma venne finalmente l’occasione per incontrarlo e conoscerlo da vicino. Mons. Ghizzoni, allora Vescovo di San Miniato, lo impegnò a tenerci un ritiro spirituale. Eravamo presenti solo in quattro: il Vescovo, i parroci di Palaia e di Montopoli e il sottoscritto (in qualità di autista del gruppo).

Don Divo iniziò commentando una famosa frase del Cantico dei Cantici che recita:  “ Posuerunt me custodem in vineis “, (mi hanno posto custode delle vigne) frase conosciutissima da noi sacerdoti perché spesso presente alla base di edicole mariane o in calce ad articoli di teologia mistica e ascetica. Eravamo rapiti nell’ascoltarlo anche se quanto andava proponendo era scontato: il sacerdote che deve custodire la  vigna, il gregge ricevuto dal Signore ecc.

Ma l’incanto durò poco. Forzando un po’ l’interpretazione del passo in questione prese a commentare la seconda parte della frase che dice ” (sed) vineam meam non custodivi(ma la mia vigna non l’ho custodita), con una durezza che ci lasciò allibiti.  Ricordo ancora le parole: “Cosa siete venuti a fare a Gricigliano! Non sentite i lamenti del vostro gregge? Non vedete l’ovile distrutto, le viti recise al calcio? Presto, tornate a casa…”. Restammo basiti. Avevamo pensato a un piacevole conversare e invece eravamo stati travolti da una incredibile folata di Spirito Santo con tanto di fiamme di fuoco come nel giorno della Pentecoste che ci scosse nell’intimo dal torpore spirituale e dalla pigrizia pastorale!

Don Divo! Era un profeta che, nella sua predicazione, si lasciava afferrare dallo Spirito santo e in quei momenti non era lui a parlare ma lo “Spirito”.