Corona virus 13

Ieri sera, solo soletto, nella chiesa in penombra mi sono fatto la Via Crucis. Ho preso la croce, ho recitato l’atto di dolore, ho invocato lo Spirito Santo e ho cominciato il percorso. La prima stazione è andata bene, la seconda idem; alla terza stazione mi ha assalito un forte smarrimento e i pensieri mi hanno portato lontano. Non dico che abbia dubitato dell’ efficacia spirituale del mio gesto ma qualche incertezza l’ho avuta. Poi, pensando agli ammalati, ai medici, a tutti coloro che spendono la vita per fare il proprio dovere, a voi che mi volete così bene, ho continuato fino alla fine. Ho baciato poi la reliquia della Santa Croce e sono rientrato in canonica più tranquillo.

Il dovere del sacerdote è ben indicato negli Atti degli Apostoli. Quando il collegio apostolico apre al servizio dei diaconi aggiunge queste parole: “Noi dobbiamo dedicarci alla preghiera e all’annuncio”.

Per un sacerdote, stancarsi di pregare per il suo popolo, corrisponde a un abbandono. Fatte salve le distanze è come se un medico abbandonasse i pazienti… o più precisamente ancora è come se una madre di famiglia abbandonasse le sue creature. E quindi il pericolo che ho corso non è stato da poco.

Bene, così mi sono confessato pubblicamente e mi sento più leggero nel cuore. Aspetto la vostra penitenza sperando che non sia troppo pesante.

A parte le battute guardiamo di starci vicini e di aiutarci gli uni gli altri. Chi vuole scambiare una parola (via mail) mi scriva a [email protected] grazie.

Corona virus 12

Un pochino più breve stamani perché sto aspettando le ceneri della Daniela per la benedizione. Quando, in questi giorni sentirete la campana “grossa”, dite una preghiera anche voi perché vuol dire che sto benedicendo un/una fratello/sorella, morto/a.

Ieri sera, ho suonato le campane, sono uscito fuori dalla chiesa per accendere una candela e mi sono inginocchiato davanti all’Addolorata per recitare il Rosario. Insieme con me, davanti alla televisione, tanti altri fedeli di tutta Italia si sono fermati a recitare il Rosario per chiedere a San Giuseppe di proteggere il nostro paese che sta per essere travolto da questa epidemia apparentemente inarrestabile.

Io, in aggiunta a questa lodevolissima intenzione ne ho aggiunto un’altra. Ho pregato per i morenti e per i defunti. Mi immagino infatti la sofferenza di sta morendo, solo, e la sofferenza atroce dei familiari che aspettano la comunicazione telefonica del decesso. San Giuseppe, come sapete, è il patrono dei morenti e per questo li ho affidati a lui.

Mi è venuto anche da pensare ai defunti: non è molto una preghiera ma quando le preghiere sono rivolte con il cuore il Signore le gradisce moltissimo.

Un appello quindi anche a voi, soprattutto a voi signore più anziane. Lasciate sul tavolo il cellulare, spegnete la televisione e tenete in mano il Rosario come quando eravate bambinette e lo recitavate tutti i giorni dalle Suore. Pregate per chi muore e per chi, purtroppo, è già morto. Il Signore vi ricompenserà.

+ don Piero

Corona virus 11

Vi partecipo la scomparsa di due carissime persone legate a me e a voi da strettissimi vincoli d’amicizia.

La prima è la signora Daniela Luchetti, amica sincera e affezionatissima. Dopo una lunga lotta contro la malattia si è spenta all’ospedale di Livorno lasciando nella costernazione i suoi familiari e tutto il paese. Fin dall’inizio della malattia ero stato avvisato dai familiari della severità delle sue condizioni e l’avevo affidata a Padre Pio verso il quale aveva profonda venerazione e l’avevo seguita con la mia modesta preghiera. Voglia il Signore ascoltare almeno la nostra preghiera di suffragio e tenerla con sé in Paradiso! Al contempo affidiamoci alla sua intercessione. La tradizione millenaria della Chiesa ci insegna che, nel mistero della Comunione dei santi, i nostri morti continuano ad amarci come quando erano in vita e quindi gioiscono e soffrono con noi e soprattutto pregano per noi. Che la cara Daniela non si dimentichi di chi le ha voluto tanto bene.

È morto anche il nostro carissimo don Antonio Simoni, primo cappellano del Forte all’epoca di don Sabucco. Era degente in una RSA ma non stava male: sono poi subentrati problemi di respirazione ed è mancato in un attimo. Amava tanto il nostro paese al quale aveva dedicato una serie di filmati “storici”. Lo scorso anno, nell’occasione del Natale, aveva avuto la gioia di tornare al Forte per aiutarmi. Aveva così incontrato di nuovo i suoi antichi “ragazzi” ed era stata una grande gioia per tutti. Anche lui, come la Daniela, ora che è a tu per tu col Signore volga uno sguardo benevolo su noi che stiamo soffrendo in questo momento drammatico.

Il Signore vi + benedica. dp