487. IN CAMMINO – Rosario

Il Rosario è una preghiera semplice, adatta a tutti, anche a chi ha poco tempo da spendere nella preghiera. Basta mettersi tranquilli, in poltrona, possibilmente davanti a una immagine della Madonna e la preghiera sorge spontanea.

E insieme con la preghiera… i ricordi, i molti ricordi della fanciullezza quando, accompagnati dalla mamma, andavamo al “Maggio” in compagnia di tante altre persone. Allora non c’era la concorrenza dei programmi televisivi e quindi l’uscita serale per andare a “dire” il Rosario era un piacevole impegno che coinvolgeva tutta la famiglia.

Il Parroco guidava la preghiera e commentava, sera dopo sera, qualche pagina dei “Fioretti” dei Santi oppure ne approfittava per un po’ di catechismo alla buona.

Veniva poi il momento dei canti alla Madonna rigorosamente a voce di popolo e senza accompagnamento musicale perché il maestro era alla sala della Banda a fare le prove.

Per noi ragazzi apriva la “caccia alla lucciola” che portavamo a casa gioiosi per poi riporla sotto un bicchiere e attendere speranzosi la mattina quando, la lucciola si era trasformata in qualche monetina da spendere nelle girelle di liquirizia.

La tradizione del Maggio dura tuttora anche se ha perduto molto del suo fascino. Le persone continuano a riunirsi in chiesa, in famiglia e in luoghi scelti del paese grazie alla dedizione dei parrocchiani. E anche se non c’è più la consistente presenza numerica di un tempo la devozione è rimasta la stessa per lo meno per quanto riguarda le generazioni adulte/anziane.

I giovani fanno fatica a recitare il Rosario per intero però, almeno per quanto vengo a sapere, non dimenticano di salutare la Madonna ogni sera, prima di riposare. L’epidemia – è un dato di fatto – ha favorito la ripresa in famiglia delle pratiche di devozione tradizionali quali il segno di croce al mattino e la preghiera alla Madonna la sera.

Ora poi che c’è la guerra l’invocazione alla “Regina della Pace” si è fatta ancora più presente e sentìta. Che la Madonna favorisca il “miracolo” della pace!

486. IN CAMMINO – telefono giallo…

Il mio articolo di ieri ha raccolto da una parte commenti entusiastici e dall’altra velate contestazioni.

La sig.ra NN, ad esempio, mi assicura che anche suo marito usava lo stesso sistema con il suo limone. Prima cercava di imbonire la pianta con parole suadenti poi le scaricava al calcio un  fracco  di  legnate e,  come per incanto: “Il limone ubbidiva e tornava a fare i frutti”.

La signora XY mi scrive che: “La stessa cosa è successa a mio padre con un pompelmo. Dopo la minaccia del taglio l’albero iniziò a produrre frutti gustosi per tutta la famiglia e anche per gli amici.”

L’amico geometra LB, considerato il mio animo nobile che mi impedisce di essere troppo severo con la pianta alla quale sono affezionatissimo, si è profferto di aiutarmi avendo una certa esperienza in merito: scorgendolo arrabbiato e con una mazza da baseball in mano il suo limone si era spaventato al punto da produrre una caterva di limoni per ben due volte nella stessa stagione!

La conclusione dunque è che “un poco di vero” c’è in questa storia davvero incredibile ci deve essere.

D’altra parte invece mi fanno notare che quella del limone è una forma di protesta neppure troppo velata. Si sente trascurato ed è pure affamato: “provi a dargli una doppia razione di lupini e vedrà che la pianta si metterà a produrre un mare dei limoni. Non lo sgridi… magari è solo un po’ stanco”.

C’è anche chi trova questa pratica di prendere a bastonate il limone svogliato passibile di segnalazione al telefono “giallo” sito nell’Orto Botanico della Facoltà di Agraria . Mi fa pure notare che alla segnalazione potrebbe seguire una sanzione tipo “legge del taglione” … comminata al sottoscritto.

Bene. Per oggi basta così. Anche oggi ho provato a farvi sorridere: siamo tutti tristi e angosciati per cui ritengo opportuno, ogni tanto, scrivervi qualcosa di ameno.

485. IN CAMMINO – punizione!

Ho messo il limone in punizione!

La pianta è bellissima, rigogliosa, però non c’è ombra di fiori e quindi di frutti. Strano davvero visto che negli anni passati ha sempre fatto il suo dovere. Tanto più quest’anno che lo avevamo accudito con attenzione… concime, potatura, antiparassitari vari e tante coccole con parole e gesti affettuosi.

È risaputo infatti che anche le piante, come gli animali e gli esseri umani, recepiscono i nostri messaggi e quindi è bene unire all’assistenza materiale (concime) anche quella morale (paroline dolci…).

Giorni addietro gli avevo rivolto un discorsetto: “Sei proprio un  bel limone. Tutti coloro che passano ti guardano con ammirazione. Però quest’anno non vedo né fiori né frutti.”

Il limone non ha fatto una piega però mi è sembrato un po’ svagato quasi fosse innamorato o avesse altri pensieri per la testa… forse la guerra, chissà!

A quel punto ho cambiato tono: “Guarda che se non fai il tuo dovere ti metto in punizione!”

C’è stato uno stormire di fronde “ironico”come a dire: “Davvero? La tua “punizione” mi fa un  baffo!”.

“Ah sì?”

Ho raccolto un legno (di tipo tenero perché ho il cuore dolce) e ho cominciato a dargli un bel po’ di botte alla base tanto per fargli capire chi comanda. Inoltre gli ho tolto il saluto mattutino, quel saluto cui tiene tanto, finché non si deciderà a fare il bravo…

Vi assicuro che non sono andato fuori di testa!

Quella descritta è la “cura”, come asseriscono i bene informati, per convincere i limoni (e probabilmente anche le altre piante)  a fare frutti. Me lo ha spiegato l’amico Leo assicurandomi che funziona sempre.