467. IN CAMMINO – Settimana Santa

Si avvicina la settimana “santa” e vogliamo riprendere, almeno in parte, le nostre tradizioni che, dopo due anni abbondanti di pausa, rischiano di morire.

Della Domenica delle Palme già ne ho scritto ieri. Vogliamo riprendere la tradizione del “palmizio” con il quale i nostri bambini accoglievano festosi il sacerdote nel parco delle Suore per la benedizione. Seguiva poi verso la processione verso la chiesa parrocchiale, per il triplice “tocco” al portale di centro – le porte di Gerusalemme – l’ingresso solenne e la lettura della passione di Gesù.

Tutto questo possiamo benissimo riprenderlo. L’unico problema sarà la consegna dell’olivo. Le prescrizioni infatti – leggo dalla nota inviata dalla Conferenza dei Vescovi – prevedono che ognuno se lo porti da casa…

Come potremo rimediare visto che le persone sono abituate a riceverlo direttamente in chiesa? Proveremo a lasciarne un fascio dalle Suore già dal pomeriggio di Sabato e un altro in chiesa dalle prime ore del mattino e poi… vedremo.

Sulle balaustre dell’altare poi lasceremo un congruo numero di copie della nuova Rivista con applicato un piccolissimo rametto in modo che almeno il segno resti. L’importante sarà vigilare che non ci sia ressa né prima nè durante la funzione e – più importante ancora – che ognuno tenga la mascherina.

Nei tre giorni successivi – Lunedì, Martedì e Mercoledì, dalle 15.30 alle 18.00, sarà esposto solennemente il Ss.mo Sacramento per la preghiera di Adorazione in silenzio per poi concludere con la celebrazione eucaristica. Sulle panche saranno presenti alcuni libretti di preghiera per favorire la riflessione. Un sacerdote sarà a disposizione per la confessione.

Il Mercoledì, come sempre, il Santissimo Sacramento sarà esposto anche al mattino dalle 10.30 alle 12.00. Vi ricordo l’usanza di offrire una pianta fiorita (possibilmente bianca) per il “sepolcro”.

Quanto al triduo sacro ve ne scriverò domani.

466. IN CAMMINO – il palmizio

Sabato scorso, al catechismo, ho spiegato certe tradizioni fortemarmine  relative alla settimana santa. Fra questa quella del palmizio destinato ai bambini nell’occasione della Domenica delle Palme.

E Domenica, sul sagrato della chiesa, senza che io ne sapessi niente sono stati offerti proprio degli esemplari di palmizio. Non essendo al corrente di di questa iniziativa non sono stato nemmeno a pubblicizzarla: veramente avrei dovuto capirlo dal momento che mi hanno fatto dono di un bel palmizio con i colori della povera nazione Ucraina ma dal momento che nei giorni precedenti me ne avevano donato un altro creato, dalla stessa mano (la maestra Poggi), ho pensato che fosse anche quello un dono della stessa persona.

Quando poi, alla fine della mattinata, sono uscito fuori e ho visto il banchetto con gli incaricati della vendita tristi e abbattuti per non essere riusciti a venderne se non pochissimi, sono rimasto male… Allora ho rimediato invitando gli stessi amici a tornare Domenica nell’occasione della festa delle Palme.

Ecco allora una breve spiegazione sulla storia del palmizio per aiutarvi a capire l’importanza di questa bella tradizione. Io l’ho scoperta venendo al Forte quando vedevo i piccoli sbaciucchiare uno stecco fiorito… Riporto quando scritto nel foglio di presentazione offerto ai genitori all’atto della consegna del palmizio.

“Una delle più antiche tradizioni della Versilia è quella di preparare i palmizi per la Domenica delle Palme. Era un atto di amore per i più mpiccoli soprattutto quando la vita del paese era più semplice.

Per realizzarli Occorrono pazienza, abilità, materiali semplici e molta fantasia. Fino agli anni ’50/’60 al centro del palmizio veniva posto un Bambinello di zucchero che i bimbi “leccavano” compiaciuti subito dopo la benedizione. Il palmizio poi, insieme al rametto d’ulivo, veniva conservato in casa perché benedetto e poi bruciato l’anno successivo.

Questa tradizione di cui si perdono le origini tra le pieghe del tempo, vive tuttora tra le colline versiliesi e la marina”

 

465. IN CAMMINO – all’opera

Gli organari hanno tolto le canne laterali dell’organo per facilitare il lavoro degli addetti all’impalcatura e dell’imbianchino.

La chiesa purtroppo, in particolare in alto, lato-monti, ha sviluppato delle bruttissime macchie di umido che danno un brutto spettacolo. Andando avanti il lavoro diventerà ancora più complicato perché l’umido potrebbe penetrare il materiale ligneo dell’organo…

Già abbiamo avuto il problema dei tarli che avevano assalito la consolle a terra: quando ce ne siamo accorti eravamo ancora in tempo per salvare lo strumento ma abbiamo davvero corso un bel rischio.

Il lavoro che andrà a iniziare subito dopo Pasqua riguarderà soltanto la parte alta della chiesa e avrà un costo consistente che però siamo in grado di pagarci, a rate, senza chiedere aiuti di sorta. In questi ultimi anni siamo infatti riusciti a mettere qualcosa da parte per cui non dovrebbero esserci problemi. Nel caso ci fossero ve ne farò partecipi.

La parte bassa, dopo il lavoro di pulitura superficiale della scorsa estate, può andare avanti ancora un anno. Poi vedremo il da farsi.

Penso che anche voi siate d’accordo con me che certi lavori non possono essere trascurati. Personalmente considero la chiesa come fosse casa mia e mi regolo di conseguenza. È vero che l’umidità c’è in tutte le abitazioni del Forte e che non c’è modo di toglierla per sempre però qualcosa va fatto, anno per anno proprio come facciamo nelle nostre case.

Da quando sono al Forte è la terza volta che metto mano al lavoro di imbiancatura della chiesa. La prima volta (1997), a chiesa chiusa, venne imbiancata per intero ma i risultati furono deludenti perché dopo appena un anno cominciò a rifiorire la muffa: la seconda (1998-1999), sempre imbiancata per intero e sempre a chiesa chiusa, ha avuto un risultato più lungo nel tempo. Adesso siamo alla terza volta ma procederemo per tappe   – due/tre anni – in modo da poter lasciare aperta, almeno in parte, la chiesa.

All’opera, dunque!